Recensione: Miljenko Jergovic – “Freelander”

3 gennaio 2011

“Freelander, un surreale viaggio di ritorno a Sarajievo dopo 50 anni”

di Guido De Franceschi.

Miljenko Jergovic, Freelander, Zandonai.

Karlo Adum, professore croato in pensione, attirato da un testamento, deve tornare a Sarajevo, città in cui è nato, dopo più dimezzo secolo di assenza. Il suo viaggio da Zagabria alla capitale bosniaca, a bordo della sua vecchia e amatissima Volvo, è un on the road lungo le visibili cicatrici della guerra che ha vivisezionato la Jugoslavia.

Sul percorso e all’arrivo Adum incontra un catalogo di personaggi e situazioni al limite del surreale che tutto o quasi raccontano del pazzotico tentativo di risveglio dal coma dei paesi nati dalle macerie della carneficina degli anni Novanta.

Ma la robusta vena di narratore di Miljenko Jergovic è capace di iniettare nel racconto anche notevoli dosi di humour di schietta radice balcanica.

Il sole 24 ORE, 22/12/2010.


Recensione: Catania Giusto – “Mondo bastardo”

23 dicembre 2010

“La pace meticcia. Giusto Catania si aggiudica il Premio «Francesco Alziator – Città di Cagliari» per la saggistica”

di Asfodelia Dream

Giusto Catania, Mondo bastardo, :duepunti edizioni

Càpita che le vittorie raggiunte nei premi letterari giungano per  fare sciogliere più nodi. Fino a puntare sulla scelta di un mondo meticcio, per capire cosa potrebbe comportare la rottura della «staticità incorruttibile della cultura».

Così accogliamo la notizia dell’assegnazione del Premio Francesco Alziator per la saggistica edizione 2010 a Mondo Bastardo, Globalizzati e meticci: quale futuro stiamo costruendo? (prefazione di Stefano Rodotà, :duepunti edizioni, pp. 240) di Giusto Catania, insegnante ed ex-parlamentare europeo (Sinistra Unitaria Europea), come se ci trovassimo a raccogliere il messaggio che esso contiene, come se si trattasse di una nota su cui puntare per raggiungere l’obiettivo di una convivenza pacifica. Leggi il seguito di questo post »

Recensioni: Paolo Albani – “Dizionario degli istituti anomali del mondo”

22 dicembre 2010

Il programmatico valore dell’inutilità

di Antonio Castronuovo

Paolo AlbaniDizionario degli istituti anomali del mondo, Quodlibet.

Alla base del nuovo repertorio di Paolo Albani, quel Dizionario degli istituti anomali del mondo in cui egli cataloga minuziosamente i tanti organismi che aderiscono alle norme della patafisica, sta un principio umoristico, o anche piùironicamente demolitivo (della immedicabile tristezza del quotidiano, naturalmente).

Trattasi di un repertorio che cataloga i dati essenziali relativi ai grandi istituti storici, come il Collegio di ‘Patafisica o l’Opificio di letteratura Potenziale. Ma non lesina notizie su istituti di medio calibro come il Centro per la Diffusione delle Cognizioni Inutili o la Scuola elementare per diventare malati di mente, istituto che intende dare valore e dignità al matto, valorizzando sentimenti di carattere depressivo e vissuti emozionali di inadeguatezza. Leggi il seguito di questo post »

Video: “Hai scritto un manoscritto?”

21 dicembre 2010

Articolo: “L’industria del libro di massa”

21 dicembre 2010

di Silvia Ballestra

Una sgradevole sensazione degli ultimissimi anni, un misto di inquietudine, frustrazione e angoscia da apnea, sta diffondendosi fra gli autori italiani, siano essi scrittori, giornalisti, registi, autori televisivi o di teatro. La sensazione che le buone idee, la qualità delle intuizioni, l’elaborazione teorica e la cura artigianale del lavoro non bastino più né a far emergere un testo – film, soggetto, pièce ecc. – né a garantirgli la minima possibilità di durevolezza. Qualità e durata sembrano anzi «le cose da non fare», inciampo e fastidio per la pianificazione delle uscite, o per le spese pubblicitarie da affrontare, o per la semplice gestione dell’incidente rappresentato da un successo imprevisto. Siamo al paradosso in cui la qualità sembra infastidire il commercio.

Non è solo il discorso generale di aria stantia in un paese bloccato da troppo tempo da una situazione politica tristemente nota, né possiamo ormai limitarci a elencare i danni cronici che arrivano da lontanissimo, come l’alfabetizzazione tardiva: ci sono stati anni in cui si leggeva pochissimo, o si leggeva poca narrativa, e però pure interi decenni in cui circolava solo saggistica, poi ci sono state stagioni più felici, annate d’oro fertilissime nella produzione culturale (personalmente ricordo con particolare felicità il 1994), poi nuove generazioni di registi e di nuovo, nei libri, qualche scuola, gruppo, ondata dagli Stati Uniti e via così. Leggi il seguito di questo post »

Intervista: Galvão – “Le bizzarre cronache di Absurdyum”

20 dicembre 2010

“Galvão, l’inferno carioca”

di Alessandro Trevisani

Gãlvao, Absurdyum, Lavieri

C’era una volta in Brasile un ragazzo che andò all’università a dare l’esame di ammissione alla facoltà di Storia. Chissà come, chissà perché, consegnò un compito a fumetti. Quel ragazzo è  Galvão Henrique de Sà Bertazzi Costa, oggi ha 32 anni, fa il fumettista e da noi è noto per la striscia Vidabesta. La pubblica Internazionale, che ricava le strisce dal sito di Galvão: famiglia, religione e politica prese a schiaffi dalla sua satira. Ma Galvão ora è in tour in Italia con la sua prima graphic novel, Le bizzarre cronache di Absurdyum (Lavieri, 104 pp,). L’abbiamo incontrato e intervistato.

Galvão, come è finita con quel compito all’università?
Beh, non mi hanno ammesso! Anzi, mi hanno portato in un’aula dove cinque professori mi hanno scaricato addosso tutta la loro rabbia.

Il creativo contro i prof bacchettoni: sembra una scena di “The Wall”…
È che a seguire il compito c’era una professoressa omosessuale. Ma io non lo sapevo, e avevo disegnato, fra tante cose strampalate, una grossa scarpa. Che in Brasile vuol dire “lesbica”. Leggi il seguito di questo post »

Recensione: Diego Zandel – “il fratello greco”

14 dicembre 2010

di Marilù Oliva

Diego Zandel, il fratello greco, Hacca edizioni.

Per presentare il fratello greco (sic in minuscolo) parto da un dato estetico non essenziale ma neppure irrilevante: la copertina è una delle più suggestive che abbia visto tra i libri di quest’anno. Il libro sembra un portaritratti, con tanto di cornice usurata, foto d’epoca e sostegno in quarta di cartoncino duro. Il contenuto non delude le aspettative indotte dall’illusione ottica: il romanzo narra il delicato ma potente percorso di Errico Sapori, nome che evoca il più grande anarchico italiano (Errico Malatesta), su un triplice piano: interiore, spaziale, familiare. Errico è oggi un marito non più appagato dalla famiglia ma soprattutto è un ex manager cinquantenne appena sottoposto a pensionamento. L’isola di Kos come destinazione di ripiego si rivela luogo d’elezione per un viaggio nei ricordi, nel non-svelato, dove pezzi di memoria si sfumano in un presente inedito.
Perché Kos? Leggi il seguito di questo post »

Articolo: “Una piccola nota sull’attuale situazione della narrativa in Italia”

11 dicembre 2010

di Enrico Piscitelli

Di libri, di editoria, scrivono tutti, grandi e piccini. Spesso si scrivono cose imprecise, o mezze verità. Ogni tanto qualcuno esce allo scoperto, e ci mostra cos’è, realmente, il sottobosco editoriale. E questo accade quando si è ormai al limite del penale. All’esterno sembra tutto bello e puro. L’esordiente è un tizio qualunque che, seguendo alla lettera il mito americano – quello secondo il quale “ognuno può diventare Presidente”, mito rinnovato ogni cinquant’anni negli States – riesce, dal nulla, a pubblicare con una major, vendendo un mucchio di libri, e vivendo felice della propria scrittura.

Questo mito dell’esordiente è falso. Quelli che conosco io, che hanno pubblicato con Mondadori, Einaudi, Rizzoli, hanno alle spalle anni di gavetta, di lavoro nei service editoriali – traduzioni, correzioni di bozze, revisioni di libri di altri – e altri libri già pubblicati dei quali viene taciuta l’esistenza. Non hanno mandato un manoscritto, ma hanno lavorato al loro libro per tre, quattro, cinque anni, affiancati da editor della casa editrice per la quale “esordiranno”. Duro lavoro, insomma. Che spesso non dà i frutti desiderati. Non basta pubblicare con una major, insomma. Spesso anche i libri di Mondadori o Einaudi – che poi, come sappiamo, sono la stessa cosa – restano invenduti, sono dei flop. Leggi il seguito di questo post »

Approfondimenti: Paolo Piccirillo – “Zoo col semaforo”; Marco Rovelli intervista Haidi Giuliani – “Con il nome di mio figlio”.

10 dicembre 2010

L’istinto dell’istinto.

In questi giorni ho letto due libri molto diversi, quasi senza punti in comune, in apparenza. E come mi succede spesso in questicasi, mi si allacciano pensieri, si annodano e si stringono, rintracciano corrispondenze o forse le creano.Un libro è  Zoo col semaforo di Paolo Piccirillo, il suo romanzo di esordio (che sembra nato da un collage incantevole di racconti) e l’altro è Con il nome di mio figlio, il libro intervista di Marco Rovelli ad Haidi Giuliani.

Il libro di Piccirillo parla di uomini e di animali, di uomini che si comportano come animali e animali che sicomportano come uomini. Non proprio, in realtà. C’è un concetto, alla base del romanzo, ed è un’idea che va a fondo circa la solita tiritera dell’“istinto” che muoverebbe gli animali, a distinguerli accuratamente dal “pensiero”, tutto umano. Gli animali di Piccirillo sono esseri che a un certo punto fanno qualcosa di impensato: un polpo che esce da un acquario e si trascina verso il mare, irresistibilmente, morendo a pochi centimetri dall’acqua; un falco che sale sempre più in alto in cielo, invece di scendere in picchiata, e sale fino a farsi scoppiare il cervello; un pesce che gioisce nel volo minuscolo e infinito del venire pescati e portati all’aria; un’anatra che nel bel mezzo di una migrazione si ferma in un acquitrino vicino all’autostrada e lì rimane, acquisendo col tempo i colori dell’asfalto; un cane tranquillo e sornione, che azzanna un giorno un ragazzino, mettendo in moto la macchina romanzesca. Leggi il seguito di questo post »

Recensione: Giuseppe Genna – “Lo spazio sfinito” di Tommaso Pincio.

10 dicembre 2010

Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito , minimum fax.

di Giuseppe Genna.

Che cosa ci fa Marilyn Monroe all’interno di una capsula spaziale, dal cui oblò si intravvede fluttuare nello spazio cosmico l’uomo medio americano anni Cinquanta? Soprattutto: cosa ci fa sulla copertina di un libro? Questo ritratto struggente e fuori dal tempo è un dipinto di Tommaso Pincio che, oltre a essere uno dei migliori scrittori italiani, è anche un pittore eccezionale. La Marilyn incantata nel vuoto dell’introspezione, melanconica e quasi lasciva, questa icona delle icone che rivaleggia con la Gioconda in una lotta che non prevede l’esistenza del Tempo – è lei la migliore introduzione a un romanzo che ha mutato la scena letteraria italiana.  Leggi il seguito di questo post »