Recensione: Cristina Alicata – “Verrai a trovarmi d’inverno”

“Pantelleria d’inverno alla ricerca del materno perduto”

di Delia Vaccarello

Cristina Alicata Verrai a trovarmi d’inverno Hacca

«Verrai a trovarmi d’inverno» nuovo romanzo di Cristiana Alicata sul tema dell’assenza della madre. Questo vive la protagonista in cerca di costanti prove d’amore, la dimostrazione infinita…

Quando si cresce senza «madri», il materno si cerca, si fiuta, si teme. Si adora. Da grandi si attende una prova. Sarà davvero la persona giusta? Sarà davvero l’amata capace di portarci tra le braccia dell’emozione che scalda, accompagna, nutre, con la magia di rendere liberi entrambi? Le prove d’amore sono tante. Cristiana Alicata sceglie «la visita» d’inverno. Quando fa freddo. Quando nonc’è il flusso vacanziero e distratto che moltiplica incontri spesso effimeri nella cornice separata di una delle belle isole del nostro Sud, Pantelleria. Lì dove il mare si fa eterno e ferma il tempo, e può allearsi con chi non vuole crescere. Verrai a trovarmi d’inverno è il titolo del suo ultimo romanzo uscito in questi giorni per le edizioni Hacca. L’isola a gennaio non è la stessa che a giugno.

La visita è gesto mirato, preciso, è una lettera d’amore che mantiene mentre promette. Tra alcune morti premature, abusi, tenerezze, e la sensazione che il dolore e il male ce li procuriamo da noi (un incidente in moto che è di fatto intenzionale, un infarto per la sconfitta elettorale) gli ultimi 40 anni italiani vengono visti dagli occhi della protagonista, Elena, figlia di Sessantottini.
La madre muore dandola alla luce, il padre mette su un ristorante nel cuore rosso della capitale, Testaccio. Dice Alicata in appendice: «il babbo nella sua cucina è dedicato a quella generazione che noi odiamo e amiamo insieme, con la stessa tenerezza e un po’ di invidia». Nell’86 «il materno» fa capolino in un rudere umbro accanto a quello del papà: ci sono, con altri giovani, Francesca ed Emily. Loro sanno che «non sempre c’è bisogno di fare il maschio». Tra squilibri e contrasti, Emily è il punto di assorbimento.

Contenere senza distruggere o soffocare, soffrire senza farsi sradicare, navigare nelle tempeste e restare vitali : «il materno» è anche questo (lo possono dare anche gli uomini, senon vengono stravolti dalla mannaia dei ruoli sociali). IL PREGIUDIZIO CHE OSCURA Elena cerca, e la sua vita come sovente avviene quando il pregiudizio oscura la realtà negando gesti e parole, si divide in due: una accettabile per gli altri, l’altra invisibile e fondamentale. A tentare di sanare le due metà, sorge e fa da ponte nell’animo e nei gesti una richiesta di «assoluto», una ossessione. Impalpabile e onnipresente come «un alito di vento». Un rapimento che diventa bussola per orientarsi e dire di no al fratello «acquisito», Mattia, che a più riprese manifesta amore e passione per Elena. Lo stile di Cristiana Alicata è piano, godibile, dettagliato, cronachistico, finché sorge nella lingua inaspettato lo slancio dell’espressione interna, il punto in cui il fuori si fa specchio del dentro: «Ed era quella la prova d’amore dell’isola. Venire d’inverno.

Quello l’abisso, la prova da superare, la dimostrazione infinita». Ma vedere soddisfatta la prova d’amore non è sempre cosa buona, se l’amore è parola che può nascondere gli scenari dell’ossessione, della «complicazione», di un impossibile risarcimento. L’amore è lieve e forte. Le dimostrazioni sono frutto del suo libero arbitrio. Tutte da interpretare. È arte, mistero. La parentesi nell’isola di Pantelleria della protagonista diventa un’esperienza di formazione, che si conclude con il sapore incompiuto del tempo aperto, in divenire, quello che ci rende forti e capaci di vivere, sapendo che possiamo affrontare dolori, mancanze, meraviglie.

L’Unità,  21/03/2011.

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