Assaggi: “Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? racconti dall’Europa dell’est”

tratto dalla raccolta: Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? , Caravan edizioni

di Zoltán Korösi: Paprika

traduzione di Dora Varnai.

Budapest/Ungheria

“Ci sono città femmine e ci sono città maschi, in alcuni casi è necessaria una lunga pratica per poter scoprire a quale categoria una città appartenga, e poi può anche succedere che una città col passare del tempo muti il proprio sesso, a volte sono i piccoli dettagli a fare la differenza, Budapest per esempio è una triste signora ormai sulla via del tramonto, che ogni tanto mette mano alla scatola dei cosmetici e si scuote, lo può vedere chiunque, basta guardare il Danubio, il cespuglio dell’isola Margherita, le colline di Buda che formano i seni, e una signora sa bene che l’uomo va preso per la gola, bisogna far mangiare la bestia, per esempio ai budapestini piace mangiare il gírosz, non c’è alcun dubbio, forse a causa dei venti che soffiano da sud, o forse piuttosto in memoria delle greggi di pecore dell’Alföld, e non è escluso nemmeno che sia semplicemente a causa del sapore, e così ormai gírosz è diventata una parola ungherese, i magiari mangiano il gírosz, con la i lunga e la esse-zeta, con i sottaceti, la panna acida e la paprika di Kalocsa, così diventa piccante il doppio,

il miglior venditore di gírosz della città è fuor di discussione quello all’incrocio tra il viale circolare Ferenc e via Ülloi, almeno così mi ha detto Attila, e se c’è qualcuno veramente competente a fare tale constatazione, quello è lui, considerato che negli ultimi anni ha svolto un assiduo lavoro di ricerca, ha perfino una mappa, sulla quale annota le sue valutazioni, pesa centoventi chili e mangia molta carne, non la mappa, ma Attila, che dà anche i voti, valuta per esempio la consistenza della carne, la freschezza del panino, così questo venditore di gírosz è risultato essere il suo primo della classe, uno studente con il massimo dei voti, fuori, sulla via Ülloi, rombano le macchine, il gas di scarico aleggia azzurro davanti alle mura scrostate dell’ex caserma, nel sottopasso la porta dei gabinetti pubblici è spalancata, può entrare chiunque, se ne ha voglia, le strisce colorate di plastica montate sullo stipite della porta non trattengono nemmeno gli odori, la puzza di cloro e di urina si mischia alla corrente che tira dal tunnel del metrò, pochi passi più avanti gli zingari vendono la paprika, i garofani e i pomodori appena rubati, hanno una organizzazione estesa, sotto le ragazze e le donne vendono la merce…”

 

 

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