Le Vetrine d’Autore del nostro Farm market: Gilda Policastro

Gilda Policastro è nata a Salerno, cresciuta in Basilicata e vive attualmente a Roma. Italianista, critica, scrittrice, ha pubblicato libri di critica e di teoria letteraria e il romanzo Il farmaco (Fandango, 2010 ). In versi ha esordito con la raccolta Stagioni e altre, nel Decimo Quaderno di Poesia (Marcos y Marcos, 2010 ). Ha partecipato a rassegne e performance, vincendo, tra l’altro, il premio “Antonio Delfini”, edizione 2009 , e il premio Mazzacurati-Russo con il prosimetro La famiglia felice (d’if, 2010 ).

 

G. Mazzoni, I mondi, Donzelli. Un libro al tempo stesso classico e moderno: poesia e inserti di prosa in una lingua sorvegliatissima, esatta, che sonda le profondità anche a partire dalla superficie: una cena borghese con neonato diventa l’occasione di riflettere sulle “generazioni”, sull’incrocio tra mondi diversi, tra vite potenziali, proiezioni tanto di desideri che di paure, nell’impossibilità di relazionarsi a null’altro che alle proprie percezioni e visioni.

 

 

I. Bachmann, P. Celan, Troviamo le parole, nottetempo. Una storia d’amore e di poesia rivissuta attraverso l’epistolario dei due, in cui Celan si mostra soprattutto affannato per la sua scrittura e i riconoscimenti che ne attende, mentre Ingeborg è in perenne ambascia sentimentale e tenta tutte le vie per accedere al buio di quest’uomo tormentatissimo, tanto da entrare in relazione profonda anche con Gisèle, la moglie di lui. Un pezzo di storia anche culturale, non solo una questione privata.

 

G. Schillaci, L’anno delle ceneri, Nutrimenti. Il De Roberto del Duemiladieci: romanzo d’amore e di lotta che pare prettamente siciliano, ma racconta invece, con toni epici e una scansione cinematografica, la storia delle passioni sentimentali e civili e della resistenza ai mali storici e sociali.

 

G.M. Annovi, Kamikaze e altre persone, Transeuropa. La persona di Annovi (già in altro titolo dell’autore) è la postura della voce poetica di fronte alla minaccia planetaria della distruzione. Annovi tradisce se stesso e la propria lingua nelle autotraduzioni, parte integrante del testo: caso assai peculiare di bilinguismo e insieme di doppio sguardo sugli eventi del presente.

 

 

F. Arminio, Cartoline dai morti, nottetempo. La morte vista dai morti, vincendo l’impasse romanzesca per il narratore di raccontare la propria morte, come da riflessione benjaminiana. Ogni cartolina, in prima persona, è invece un momento di riscatto per queste vite consegnate alla mediocrità dei paesi, che trovano proprio nell’insensato di una fine banale e qualunque l’ unica ragione per essere ricordate.

 

 

T. Pincio, Lo spazio sfinito, minimum fax. Ristampa di uno dei libri culto della generazione nata negli anni Settanta: Pincio è modello di stile e di immaginario, il suo libro a distanza di dieci anni fa rimpiangere la stagione della sperimentazione che non rinunciava alla narrazione distesa e compiuta. L’amore improbabile tra il collaudatore di spazi pubblicitari interstellari e la svampita commessa di una libreria con le fattezze di Marilyn è l’amore virtuale (e attualissimo) di individui che non possono riconoscersi, ma solo desiderarsi a distanza e nell’impossibilità dell’ incontro reale.

 

Matteo Nucci, Sono comuni le cose degli amici, Ponte alle grazie. Un romanzo di lutto e d’amore scritto con “leggerezza apparente”: i riti e le consuetudini della coppia e della famiglia borghese protagonista, da preservare non nonostante ma proprio in virtù dell’emergenza emotiva, diventano in realtà occasione per misurare la tenuta e la resistenza delle forme di vita associata (l’autore è un filosofo e il titolo è platonico), con finale non scontato.

 

 

Raffaella D’Elia, Adorazione, EdiLet. Una voce assolutamente inedita, che non segue le forme dominanti della narrazione romanzesca e sceglie la via dell’ “adorazione” dei classici contemporanei, da Capriccio Italiano di Edoardo Sanguineti al Grande Vetro di Duchamp, con una serie di saggi in soggettiva, o di racconti a tema, tra sindrome di Stendhal e straniamento critico.

 

 

 

Giulio Ferroni, La passion predominante, Liguori. Narrazione autobiografica della nascita della passione per la letteratura in uno dei nostri critici e docenti universitari più noti: i grandi capolavori come strumento di conoscenza e di mappatura del mondo, a confronto con l’attuale mercificazione letteraria e il degrado degli istituti della formazione e della promozione editoriale. Un libro per discutere, arrabbiarsi e, soprattutto, riappassionarsi.

 

 

 

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Una Risposta to “Le Vetrine d’Autore del nostro Farm market: Gilda Policastro”

  1. VLADIMIR D'AMORA Says:

    Imparare quasi tutto.

    Grazie

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