Recensioni: Paolo Albani – “Dizionario degli istituti anomali del mondo”

Il programmatico valore dell’inutilità

di Antonio Castronuovo

Paolo AlbaniDizionario degli istituti anomali del mondo, Quodlibet.

Alla base del nuovo repertorio di Paolo Albani, quel Dizionario degli istituti anomali del mondo in cui egli cataloga minuziosamente i tanti organismi che aderiscono alle norme della patafisica, sta un principio umoristico, o anche piùironicamente demolitivo (della immedicabile tristezza del quotidiano, naturalmente).

Trattasi di un repertorio che cataloga i dati essenziali relativi ai grandi istituti storici, come il Collegio di ‘Patafisica o l’Opificio di letteratura Potenziale. Ma non lesina notizie su istituti di medio calibro come il Centro per la Diffusione delle Cognizioni Inutili o la Scuola elementare per diventare malati di mente, istituto che intende dare valore e dignità al matto, valorizzando sentimenti di carattere depressivo e vissuti emozionali di inadeguatezza.

Non mancano notizie sulle strutture più squisitamente inutili come la Società per la Difesa del Pedone, il Club dell’Altroieri (detto anche Club dei Nemici del Sabato). Istituti che, se anche marginali, non sembrano per questo ininfluenti, se solo pensiamo al pragmatico valore dell’Agenzia generale del Suicidio, dell’Istituto per l’Armonioso Sviluppo Umano o dell’Istituto di Studi Immaginativi Gratuiti, sorto per stimolare la generazione del pensiero immaginativo.

Il redattore Paolo Albani è il massimo conoscitore italiano di quella fenomenologia che caratterizza la vita di ogni patafisico, letterato potenziale e cacopedico che si rispetti. E sia sufficiente rammentare la triade zanichelliana da lui prodotta: Aga magéra difúra: dizionario delle lingue immaginarie (1994), Forse Queneau: enciclopedia delle scienze anomale (1999) e Mirabiblia: catalogo ragionato dei libri introvabili (2003). Si tratta di manuali che ognuno può fruire secondo la nota dicotomia della ‘Patafisica con apostrofo e senza apostrofo, così come ben circoscritto dal presente dizionario: “L’apostrofo che precede la parola sta ad indicare il carattere volontario, cosciente, dottrinale e collegiale della fruizione della ‘Patafisica, mentre quando il termine è usato senza l’apostrofo si riferisce a una ‘Patafisica involontaria, inconscia, praticata liberamente senza presa di coscienza dei propri atti e delle proprie attitudini mentali”.

Insomma uno strumento di studio, un enchiridion di intelligente fantasia, da consultare secondo la doppia accezione del patafisico di rango: con fruizione volontaria e dottrinale, o con fruizione inconscia e istintuale. In ambo i casi, renderemo omaggio a Padre Ubu, l’antenato esemplare di ogni istituto anomalo che si rispetti.

Pubblicato su Stilos.

 

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