Recensione: Diego Zandel – “il fratello greco”

di Marilù Oliva

Diego Zandel, il fratello greco, Hacca edizioni.

Per presentare il fratello greco (sic in minuscolo) parto da un dato estetico non essenziale ma neppure irrilevante: la copertina è una delle più suggestive che abbia visto tra i libri di quest’anno. Il libro sembra un portaritratti, con tanto di cornice usurata, foto d’epoca e sostegno in quarta di cartoncino duro. Il contenuto non delude le aspettative indotte dall’illusione ottica: il romanzo narra il delicato ma potente percorso di Errico Sapori, nome che evoca il più grande anarchico italiano (Errico Malatesta), su un triplice piano: interiore, spaziale, familiare. Errico è oggi un marito non più appagato dalla famiglia ma soprattutto è un ex manager cinquantenne appena sottoposto a pensionamento. L’isola di Kos come destinazione di ripiego si rivela luogo d’elezione per un viaggio nei ricordi, nel non-svelato, dove pezzi di memoria si sfumano in un presente inedito.
Perché Kos?

I motivi sono due, di cui uno di carattere squisitamente narrativo: qui era stato in guerra il padre di Errico, Achille Sapori, fante del 10° Regina, e qui era sopravvissuto ai tedeschi fuggendo e nascondendosi in un ovile, protetto da una ragazza del luogo. L’altro è un dato biografico: di nuovo, dopo L’uomo di Kos (2004), Zandel ripropone l’isola greca perché la conosce come le sue tasche.

L’autore, nato nel campo profughi di Servigliano, allevato da una nonna istriana di dialetto ciakavo croato, sposato con una donna di madre originaria dell’isola di Kos appunto, dove vive parte dell’anno, ha fatto di questo scorcio di Grecia luogo ora elegiaco ora intriso di storia: «Il panorama, alla loro sinistra, si allargava sulla piana di Linopoti, quindi al mare, alle isole, alla costa d’Anatolia, con i suoi scogli deserti.

La cupola del cielo sull’Egeo, che spariva in orizzonti lontani, raccoglieva sullo sfondo gli ultimi accecanti bagliori del sole che a occidente si avviava verso un tramonto ormai prossimo, dietro l’isola di Kalimnos. Ma ancora dominava l’azzurro. Anche il vento, nella sua purezza, sembrava nascere da esso».
“il fratello greco” è un romanzo intriso di colori, vita, delusione, desideri spenti e riaccesi, pizzicato dalla storia del novecento, dominato dalla scrittura decisa, a tratti poetica, a tratti precisa, sempre limpida, di chi, con la scrittura, si misura da sempre.

Pubblicato originariamente su Carmilla on-line, 4/12/2010.

 

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