Recensione: Giuseppe Genna – “Lo spazio sfinito” di Tommaso Pincio.

Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito , minimum fax.

di Giuseppe Genna.

Che cosa ci fa Marilyn Monroe all’interno di una capsula spaziale, dal cui oblò si intravvede fluttuare nello spazio cosmico l’uomo medio americano anni Cinquanta? Soprattutto: cosa ci fa sulla copertina di un libro? Questo ritratto struggente e fuori dal tempo è un dipinto di Tommaso Pincio che, oltre a essere uno dei migliori scrittori italiani, è anche un pittore eccezionale. La Marilyn incantata nel vuoto dell’introspezione, melanconica e quasi lasciva, questa icona delle icone che rivaleggia con la Gioconda in una lotta che non prevede l’esistenza del Tempo – è lei la migliore introduzione a un romanzo che ha mutato la scena letteraria italiana. 

Lo spazio sfinito di Tommaso Pincio torna in libreria oggi grazie a minimum Fax. Non era reperibile dal 2000, anno della sua pubblicazione. Si era avverata una profezia inclusa nel libro stesso: sono infatti prive di libri le librerie dell’universo parallelo in cui si muovono i fantasmi di Pincio. Niente volumi nella catena monopolistica Quantum, ma soltanto commesse in cassa, tutte molto belle, truccate con un “rossetto specchiante” come il loro idolo Modernella Jane, assai simile alla Barbarella del film di Roger Vadim.

Marilyn Monroe è una di queste commesse da Fahrenheit 451 (mi riferisco all’estetica del film di Truffaut). E’ da Marilyn che Neal Cassady e Jack Kerouac si recano ad acquistare un atlante stellare, unica distrazione di Jack in vista del suo periodo di osservazione solitaria nello spazio siderale. E’ stato il presidente dell’agenzia spaziale e produttrice della bevanda Coca-Cola SpaceArthur Miller, ad approvare l’incarico di sorvegliare gli spazi orbitali della compagnia. Arthur Miller vive con Norma Jeane Mortenson in una casa a vetri sulla cascata, identica alla Fallingwater, la villa che nel 1939 Frank Lloyd Wright realizzò a Mill Run in Pennsylvania.

Le vicende de Lo spazio sfinito si svolgono negli anni Cinquanta americani, che però non sono quelli della nostra storia. Del resto, anche Jack Kerouac non è Jack Kerouac. Norma Jeane e Marilyn Monroe sono addirittura due persone distinte. Perfino l’autore, Tommaso Pincio, non si chiama così, utilizza un nome d’arte. Tutto è se stesso ed è altro. “La Storia non è mai stata una scienza esatta”, ma le storie sì: sono un veicolo di conoscenza non scientifica, incantatoria e sospensiva. Esse ci introducono in uno spazio esausto, sfinito appunto.

Non è un caso che si raccontino ai bambini prima della nanna. E’ il confronto con questo spazio sfinito a cui sono esposti i personaggi dello straordinario romanzo di Pincio. La muta osservazione del vuoto cosmico, che però emette una nota continua (“il Mugolio del Tutto”), lancia Kerouac verso il suo destino indefinito. I personaggi sono ologrammi che portano sulle proprie spalle inesistenti il peso di un mondo svuotato e reso onnipotenziale: tutto può avverarsi in questo racconto, che è scavo archeologico poiché a parlare sono gli storici del futuro, i quali rimettono assieme le tessere di un mosaico di cui non sanno la forma esatta.

Lo spazio sfinito (libro in cui un capitolo consiste in un’unica frase: “Un cartello disse, Strada senza uscita”) è una sperimentazione leggibilissima, maliconica e poetica. E’ lo spalancamento dei portali del Tempo e dello Spazio che soltanto un grande autore come Pincio sa aprire.

Vanity Fair, 1/12/2010.

 

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