Parlano di noi: “Leggi come mangi: lentamente (per non strozzarti). Internet Slowbookfarm e il prodotto biologico-letterario”

di Ukko Ahti.

Già Italo Calvino, ormai più di trent’anni fa, descriveva il disagio del lettore in libreria di fronte alla sterminata mole di Libri Che Non Ha Letto; all’interno della quale, tuttavia, poteva distinguere i Libri Che Si Possono Fare A Meno Di Leggere, quelli Già Letti Senza Nemmeno Bisogno D’Aprirli In Quanto Appartenenti Alla Categoria Del Già Letto Prima Ancora D’Essere Stato Scritto, quelli Troppo Cari dei quali sarebbe meglio aspettare l’edizione economica, quelli Che Se Si Avessero Più Vite Da Vivere Certamente Li Si Leggerebbe Volentieri Ma Purtroppo I Giorni Sono Quelli Che Sono, e via dicendo.

Diciamo che, oggi forse più di allora (com’è anche, ahimè, e forse ancor di più, nel cinema e nella musica), l’editoria è un’industria con precise necessità di ritorno economiche, e che nonostante pochi critici seri (voces clamatium in deserto, povere Cassandre presaghe della catastrofe) ma dal seguito incerto si adoperino anima e corpo a stroncare (pseudo)opere letterarie dal mero valore commerciale, il pubblico più vasto (meglio noto come “massa”) va dove lo trascina la corrente pubblicitaria, in modo del tutto acritico, mentre quella che potrebbe avere le carte in regola per diventare “grande letteratura” viene troppo spesso sepolta nelle lontananze remote e silenti di cui ci parla la famosa poesia di Baudelaire, Le guignon.

Internet spesso va contro questa tendenza. Spesso no. Le vetrine dei più grandi rivenditori di libri on-line pullulano di pattume, spesso americano (ma anche e persino scandinavo, proprio a testimoniare una vera e propria ricerca della schifezza, un impegno scrupoloso e metodico), mentre autori del calibro di John Bart non vengono quasi nemmeno tradotti.

Ma ancora più inquietanti sono quelle (pseudo) case editrici, molto visibili (loro sì!) che pubblicano libri a pagamento, promettendo una pubblicità che non verrà fatta se non attraverso canali che suscitano più pena che ilarità (ad esempio radio che nessuno ascolta), mentre il libro resta un “patrimonio intellettuale” dell’autore e dei pochi suoi cari, con grande danno anche per l’ambiente.

Ultima riflessione, molto provocatoria ma non mia, il popolo italiano è un popolo che ama più scrivere che leggere (soprattutto poesie, perché sono corte). Il quale paradosso sintetizza e spiega perfettamente la vastità di questo novello business.

Fatto sta che Internet, nonostante tutto, resta l’ultimo appiglio per chi voglia davvero fare cultura, l’unica alternativa di confronto e crescita per chi non voglia lasciarsi asservire e instupidire attraverso il lavaggio del cervello orwelliano messo in atto dai mezzi di comunicazione di massa ufficiali (in questo discorso rientrano a pieno titolo ovviamente TV e radio, ma è meglio fermarsi qui per ora).

Personalmente allora, quando voglio tenermi aggiornato sulle ultime uscite editoriali e comprare un libro che abbia meno di vent’anni, consulto Internet Slowbookfarm, che si propone di essere una bussola nel mare magnum delle oltre 60.000 novità all’anno prodotte dalla follia del sistema messa in campo dall’industria editoriale per come la conosciamo.

ISbf è una libreria on-line specializzata nell’editoria di ricerca e di proposta, con particolare riguardo alla piccola e media editoria di qualità […] sul modello dei farm market di prodotti biologici e delle economie di rete, che si propone di saltare le dispersioni e le distorsioni della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

I libri che qui vengono consigliati sono scelti tenendo presente le classifiche della qualità che il polo culturale di PordenoneleggePremio Dedalus hanno cominciato a stilare dall’aprile del 2009, affidandosi a un gruppo di centoquaranta Grandi Lettoriscelti fra scrittori, critici, giornalisti, editor, direttori editoriali.

Ma la sezione a mio avviso più importante nonché innovativa è quella del Farm market, che ospita, per la prima volta in Italia, una vetrina con il fior fiore delle pubblicazioni della piccola e media editoria di ricerca, all’interno del quale sono ammessi solo quegli editori che non accettano di pubblicare libri di narrativa a pagamento. Ciò assicura la dovuta visibilità a quelle case editrici che non possono competere con lo strapotere delle grandi se non proponendo una qualità inedita, ahimè, inconcepibilmente indigesta a un pubblico spesso tanto vasto quanto poco colto e incapace di scegliere, e che snobba quei pochi che si offrono di portarlo per mano al di là della strada.

ISbf è un progetto di sviluppo per un modello di fruizione culturale che tenga conto di valori differenti se non alternativi all’orientamento oggi prevalente, pur essendo capace di affrontare e vincere la sfida del mercato con proposte “di sistema” inedite e operative.

La durezza e la fermezza dei toni che su ISbf si utilizzano lascia trasparire una moralità letteraria che rassicura sulla serietà dei collaboratori, e della quale si sente così tanto la mancanza nel mondo intellettuale italiano ormai chiuso nel qualunquismo così irritante del “che ci vuoi fare”.

La nostra speranza è che davvero riesca a contribuire a che, alla nostra letteratura, sia restituita quell’antica e necessaria funzione di interprete, più o meno impegnato ma assolutamente serio, di una società oggi davvero in forte difficoltà.

 

Originariamente pubblicato su Axxonni.

 

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