Le Vetrine d’Autore del nostro Farm market: Carlo D’Amicis

Carlo D’Amicis (1964), vive e lavora a Roma. Ha pubblicato i romanzi Piccolo Venerdì (Transeuropa, 1996), Il ferroviere e il golden gol (Transeuropa, 1998, selezione Premio Strega), Ho visto un re (Limina, 1999, Premio Coni per la letteratura sportiva), Amor Tavor (Pequod, 2003). Per minimum fax ha pubblicato Escluso il cane (2006), La guerra dei cafoni (2008) e La battuta perfetta (2010).

Diogene di Sinope, Filosofia del cane, :duepuntiedizioni. Vivendo come un randagio, ha certificato che il cane è sempre un filosofo. Morendo per il di un cane, ha certificato che il filosofo è sempre destinato a divorare se stesso. Diogene di Sinope, l’icona del cinismo, come non si era mai sentito abbaiare.

 

Ermanno Cavazzoni, Il limbo delle fantasticazioni, Quodlibet. Tutti coloro convinti che esserescrittori sia farsi fotografare con un dito appoggiato sulla tempia. Cavazzoni ci riporta, con la sua ironia stralunata, alla dimensione più “anti-status” della letteratura. E nel farlo ne sancisce la potenza: quando la poetica dello sgangheratezza coincide col sublime.

Cosimo Argentina, Nud’e cruda, Effigie. La lingua sporca, carnale e nello stesso tempo onirica, di Cosimo Argentina è una delle espressioni più potenti della narrativa italiana contemporanea. E si specchia nella sua città natale, Taranto, “angolo di mondo che più d’ogni altro allieta”, come scriveva Orazio, ma anche detrito della modernità, sommersa dai fumi dell’impianto siderurgico più grande d’Europa. Una visita guidata tra paradiso e inferno, con un ispiratissimo Virgilio.

Paul Murray, Skippy muore, Isbn. Sembra venire dal solco più nobile della letteratura americana del Novecento, che tiene insieme Salinger e Malamud, Barth e Bellow, questo romanzo irlandese tenero e raggelante, che inizia da una grottesca morte per soffocamento durante una gara di divoramento di ciambelle e risale il corso di un’amicizia tessuta tra party, amori e discorsi esistenziali in un college dublinese: un’iniziazione alla vita che diventa una continua evocazione della morte.

Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato e vile, Minimum Fax. C’è una lezione cristologica, ripresa fino alle estreme conseguenze da Pasolini, che ogni scrittore dovrebbe tenere a mente. Si può entrare in comunione col mondo solo facendosi divorare da esso; e con se stessi solo nutrendosi della propria anima. Genna è uno di quegli autori che si fa ostia di se stesso. A risorgere, poi, è la letteratura.

Fabio Geda, L’esatta sequenza dei gesti, Instar Libri. Nel mondo di Fabio Geda esistono ancora gli educatori. Sul piano formale, istituzionale, sono gli adulti che, in questo romanzo ambientato per lo più in una casa alloggio, si prendono cura di adolescenti in difficoltà. Su quello più intimo e profondo che riguarda il nostro stare al mondo, ciascuno può diventare educatore se stesso: in una dimensione della vita antica ma modernissima che ancora (o di nuovo) prevede il valore dell’esperienza, della disciplina, della formazione del sé. Un romanzo morale ma, nonostante (o proprio per) questo, per niente ideologizzato.

Zena El Khalil, Beirut, I love you, Donzelli. Ci sono dei libri che segnano la vita. Ma, come spiega Proust in “Giorni di lettura”, a volte è la vita che segna i libri, perché li incontriamo in momenti speciali, ai quali restano associati per sempre . “Beirut, I love you” l’ho preso per la prima volta tra le mani in uno di questi momenti. Per poi scoprire che il libro, e quelle ore, raccontavano la stessa cosa: si può essere felici “in una giungla polverosa di cemento”, si può nascere alla vita già in mezzo alle macerie.

John Kennedy Toole, Una banda di idioti, Marcos y Marcos. Mi sono sempre piaciuti i sapienti folli. E ancora di più i folli sapienti, come Ignatius J. Reilly, il debordante protagonista di questo romanzo americanissimo nel suo anti-americanismo, dove convivono rutti e poesia, spiritualità e hot dog, risate e dolore: una miscela esplosiva che fece saltare in aria il suo autore, suicida a trentadue anni. Ma che lo ha anche consegnato al culto imperituro di una setta di fans: sono tra questi.

Fabio Genovesi, Versilia Rock City, Transeuropa. Scene di lotta di classe in Versilia. Ma anche un corto circuito tra adolescenza e vita adulta, come quello che tocca al povero Renato nella prima scena di questo romanzo esilarante e malinconico, quando mettendo in pratica il metodo Leoni (infilare un accendigas nella presa del videogame per giocare gratis all’infinito), per poco non ci resta fulminato. Con la sua “tecnica spontanea”, capace di manovrare con naturalezza diversi punti di vista e piani temporali, Fabio Genovesi fa della gioventù un sortilegio che nessuno è in grado di capire fino in fondo, ma che tutti continuano a vivere all’infinito come un sogno mai rimosso.

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