Senza prudenza: La denuncia: “In libreria migliaia di falsi libri ‘salvaforesta’…”

“Green”, il più possibile “green”, perché “green” di questi tempi è (fin troppo) “bello”. Non a caso, ultimamente gli esperti di marketing di qualsiasi azienda non “impongono” altro ai dirigenti di turno: puntare sul “green”… Accade anche nell’editoria, dove una delle mode più politicamente corrette del momento è quella di utilizzare carte per i libri dotate di certificazione Fsc e/o riciclate. Non che ci sia niente di male, anzi.

Peccato che, stando alla denuncia di Luigi Bechini, responsabile Certificazioni Geca Spa (litografia industriale specializzata nella stampa di libri di narrativa e saggistica) che abbiamo raccolto, ci siano “migliaia di ‘falsi’ libri Fsc sul mercato. Colpa di editori come minimo “distratti” (o “con scarsa conoscenza delle regole che governano la catena di custodia FSC”, come ci spiegherà Bechini), e di stampatori (forse) un po’ “spregiudicati”…

LA DENUNCIA – Ma entriamo nei particolari. Per farlo, è utile leggere fino alla fine la lettera che Bechini ha mandato agli editori italiani di recente e che ci ha fatto avere. Eccola:

“Gentile editore, in occasione del Salone del Libro di Torino 2010, Greenpeace Italia ha reso nota la classifica “Salvaforeste” con l’elenco degli editori “buoni” – che utilizzerebbero carte Fsc e/o riciclate – e degli editori “cattivi” – che non utilizzano tali carte o mancano di trasparenza. Purtroppo abbiamo scoperto che non tutti gli editori indicati come “virtuosi” producono libri attenendosi ai criteri previsti dalla certificazione Fsc. Visto che il problema riguarda anche best sellers, abbiamo ragione di ritenere che milioni di libri oggi nelle librerie siano in realtà dei “falsi”, contraddistinti da marchi Fsc contraffatti.

Nel giugno scorso abbiamo segnalato la cosa a Greenpeace, ma nella classifica ad oggi on line (www.greenpeace.it/deforestazionezero, aggiornata al 20/07/2010) tali editori risultano ancora inseriti tra i “buoni”. Confidiamo, in ogni caso, in un prossimo aggiornamento. La nostra azienda si chiama Geca, è una litografia industriale specializzata nella stampa di libri di narrativa e saggistica. Siamo certificati Fsc dal 2007 e da anni promuoviamo l’utilizzo di carte “amiche delle foreste”. Per questo motivo abbiamo sentito il dovere di scrivere questa lettera aperta, anche per segnalare i rischi per l’editore legati all’abuso del marchio Fsc. Capita infatti che alcuni editori producano libri a marchio Fsc avvalendosi però di stampatori non in possesso della relativa certificazione, necessaria per riportare il marchio sul libro.

Viene così riprodotto un marchio “falso”, privo cioè dei requisiti grafici e di contenuto richiesti dal Forest Stewardship Council (come, ad esempio, il codice di certificazione dello stampatore). L’utilizzo abusivo del marchio Fsc costituisce una violazione della normativa a tutela di marchi, brevetti e proprietà industriale che può provocare serie conseguenze. Le contraffazioni da noi casualmente rilevate sono state segnalate a Fsc Internazionale (presso la sede di Bonn, responsabile del trademark).

Dopo aver svolto un’indagine che ha appurato gli abusi, ci hanno confermato che, qualora tali comportamenti non cessassero, Fsc potrà arrivare anche alla richiesta di ritiro dei libri dal mercato. Ma il problema più grave non è l’utilizzo abusivo del marchio, quanto il fatto che, in assenza di certificazione, nessun ente terzo può verificare che la catena di custodia sia controllata e il lettore/consumatore rischia conseguentemente di essere tratto in inganno. La certificazione Fsc, infatti, riguarda la rintracciabilità dei prodotti a base legnosa.

Semplificando: ciò che conta è la possibilità per un ente terzo e indipendente di verificare che la quantità di libri prodotti con l’etichetta Fsc corrisponda alla quantità di crediti di cellulosa Fsc acquistati presso la cartiera. Se lo stampatore non è certificato, chi controlla che abbia effettivamente acquistato i crediti necessari? La classifica “Salvaforeste” rischia così di premiare i furbi (o i male informati) e penalizzare gli editori corretti; scoraggia quanti di noi (stampatori, cartiere, editori, scrittori, enti di certificazione, ambientalisti e membri di Fsc) si stanno sforzando da tempo di sostenere la serietà dello schema di certificazione forestale, lottando contro il luogo comune che “tanto le regole non le rispetta nessuno”. Se gli editori che non si attengono alle regole finiscono nel gruppo dei “virtuosi”, con quale forza e credibilità noi potremo sostenere presso i nostri clienti la necessità di seguire in modo scrupoloso la normativa?

Siamo grati a Greenpeace di aver portato questo tema al centro dell’attenzione del mercato editoriale, anche se forse, nella stesura della classifica, sarebbe stato opportuno un maggior controllo sulle fonti. Il passo successivo spetta però a voi editori: se volete stampare libri a marchio Fsc, pretendete che il vostro stampatore si certifichi, altrimenti cambiate stampatore. È un atto di rispetto anche nei confronti dei vostri lettori. Siamo convinti che da questa vicenda possa nascere qualcosa di positivo per tutti e, soprattutto, per una migliore tutela forestale. Questa lettera è on line anche sul nostro blog http://www.gecaonline.it/blog, che è a disposizione per ospitare idee e punti di vista sul tema dell’editoria e della stampa sostenibile.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti,

Luigi Bechini”

LA CLASSIFICA “SALVAFORESTE” – Questa la lettera, una denuncia senza se e senza ma. Ma entriamo ancor più nello specifico: online è disponibile la classifica “Salvaforeste“, aggiornata al 20 luglio 2010, disponibile all’indirizzo www.greenpeace.it/deforestazionezero, che divide gli editori (in ordine decrescente di virtuosità) in “Amici delle foreste” (con Bompiani, Fandango e molte altre realtà editoriali che, a quanto pare, si sono parecchio impegnate sul versante “green”), “Sulla buona strada” (Marsilio, Feltrinelli, Fazi, Fanucci e diversi altri editori), “Più impegno e meno rischi” (con Chiarelettere, De Agostini, Longanesi e altri editori molto noti), “Insufficiente” (circa trenta editori, compresi Mondadori, Giunti e Rizzoli…), “Pericolo” (qui troviamo Alet e Rubbettino) e “Non classificabili” (con Mursia, Neri Pozza e altri). Ciascuna definizione nel sito di Greenpeace è accompagnata dalla relativa motivazione (è possibile anche leggere il questionario sottoposto a tutti gli editori).

“GLI EDITORI RISCHIANO IL RITIRO DEI LIBRI DAL MERCATO” – Abbiamo chiesto a Luigi Bechini ulteriori spiegazioni, e la sua risposta, che in parte riprende le argomentazioni della lettera, è un’ulteriore denuncia al sistema:

“Abbiamo deciso di scrivere questa lettera aperta per sensibilizzare gli editori italiani sul tema della certificazione forestale della carta. I lettori/consumatori sono sempre più attenti a questi aspetti ed è quindi importante che ricevano informazioni corrette. Ci sono stampatori che realizzano, per conto di alcuni editori, libri a marchio FSC, pur non avendone i requisiti. Il lettore crede così di acquistare un libro ‘amico delle foreste’, quando in realtà potrebbe non essere affatto così. Noi crediamo che questo atteggiamento sia dovuto principalmente a una scarsa conoscenza, da parte degli editori, delle regole che governano la catena di custodia FSC. Mentre il sospetto è che, da parte di alcuni tipografi, ci sia invece un po’ più di spregiudicatezza.

Noi stampatori siamo bombardati continuamente dalle cartiere e dalle riviste di settore sul tema delle carte eco sostenibili. E’ impensabile che un tipografo di medie dimensioni non sappia quali siano i requisiti necessari per realizzare prodotti etichettati FSC. La nostra iniziativa vuole pertanto anche mettere in guardia gli editori, perché chi riporta il logo FSC senza averne diritto rischia grosso. FSC Internazionale ci ha confermato che possono arrivare anche alla richiesta di ritiro dei libri dal mercato. Senza contare che un uso illegittimo del marchio, alla lunga, rischierebbe di squalificare lo schema di certificazione FSC, che oggi è invece forse il più serio e rigoroso tra gli standard di certificazione forestale. I casi che abbiamo riscontrato, li abbiamo subito segnalati alla sede di FSC responsabile per il trademark. Non crediamo corretto rendere pubblici i nomi di questi editori, anche perché la nostra scoperta è stata piuttosto accidentale e non è affatto detto che siano gli unici editori ad avere questo problema. Diciamo che quando e se Greenpeace aggiornerà la classifica, potrete confrontarla con la vecchia e vedere chi è stato retrocesso…”.

Articolo originalmente uscito su Affaritaliani.it l’11/10/2010

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