Scarpa ad Affaritaliani.it: “Allo Strega voto per Pavolini”

Giovedì al Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, si assegna il premio Strega. In queste ore di vigilia, inevitabili indiscrezioni dell’ultima ora a parte (vedi box a destra per leggere quelle raccolte da Affaritaliani.it, ndr) sta facendo discutere il documentario “Senza scrittori”, realizzato dal noto critico letterario Andrea Cortellessa e dal regista Luca Archibugi. Sul blog “Lipperatura” (curato da Loredana Lipperini) è in corso un dibattito piuttosto acceso proprio sui temi affrontati nell’inchiesta. Tra gli interventi, anche quello del discusso vincitore del Premio Strega 2009 Tiziano Scarpa. Affaritaliani.it ha parlato con l’autore de Le cose fondamentali”, romanzo da poco pubblicato da Einaudi, della scarsa attenzione da parte della stampa tradizionale per le voci letterarie emergenti, del ruolo del web, del Premio Strega e del suo rapporto con il marketing; in più, ‘l’Amico della domenica’ Scarpa ha svelato per chi voterà  giovedì e si è complimentato con i tentativi di riforma del premio letterario italiano più noto e capace di attrarre polemiche…

Scarpa, nel suo intervento-commento pubblicato ieri su Lipperatura a proposito del documentario “Senza scrittori”, lei scrive: “Partecipare a un premio e vincerlo può essere un modo di dimostrare che la diffusione della ‘letterarietà’ dipende dal turbomarketing”. E aggiunge: “(…) quindi, la distinzione fra ‘elitario’ e ‘pop’ è falsa e faziosa”. In pratica, a suo avviso anche un libro sulla carta “difficile” può andare in classifica e diventare un bestseller, basta che vinca un premio letterario come lo Strega o che in tv ne parli Fazio. In ogni caso, perché un romanzo diventi un bestseller in classifica la critica non serve…

“A me basta la soddisfazione di aver dimostrato, grazie al carisma del Premio Strega e al turbomarketing che il suo prestigio è in grado di innescare, che i giochi si possono sparigliare, e la distinzione fra ‘elitario’ e ‘pop’ è fittizia. Ci sono tanti scrittori e scrittrici di qualità in Italia che potrebbero essere diffusi molto di più, se non fossero mortificati da una marea di usurpatori e impostori televisivi che pubblicano pseudolibri. La questione della critica è complicata, non è il caso di affrontarla qui in due battute”.

Lei se la prende inoltre con i quotidiani che trascurerebbero gran parte degli autori italiani contemporanei, non dando quasi mai spazio alle nuove voci, o a ciò che si muove sul web, o ancora e a quello che definisce il “volontariato intellettuale” di numerosi scrittori intellettuali su internet o sulle riviste cartacee. Sempre su Lipperatura a questo proposito scrive: “Si verifica il famoso meccanismo che dalle mie parti si definisce ‘becchi e bastonati’. Ovvero: tu non fai scrivere sui giornali gli scrittori che valgono, e poi ti lamenti che non ci sono più scrittori che si impegnano sulla realtà e che intervengono in diretta a interpretarla…”. Le piacerebbe che suoi interventi fossero pubblicati da un quotidiano? Se sì, si è mai proposto “ufficialmente”? Non crede che bastino i suoi libri, o Il Primo Amore (rivista sia web sia cartacea che Scarpa ha fondato con altri intellettuali, ndr) o la rete in generale per esprimere le sue opinioni?

“Io parlo da lettore insoddisfatto. Mica aspiro a un posticino. Scrivo in rete da un decennio, ho fondato Nazione Indiana, il blog culturale italiano più diffuso, dopo averne sollecitato la nascita al convegno ‘Scrivere sul fronte occidentale’ del 2001 (il mio intervento è negli atti pubblicati da Feltrinelli): un’idea talmente buona che il blog continua a funzionare egregiamente pur non facendone io più parte da anni; fra rete e carta stampata ho fatto una scelta netta, la mia storia parla da sé. Ma mi permetta di criticare la sua domanda: è strano che in Italia, quando qualcuno esprime un’istanza di carattere generale, si sospetta sempre che stia parlando per tornaconto personale. Io non sono alla ricerca di una rubrica sui quotidiani (tra l’altro, se ci tenessi mi mobiliterei in tutt’altro modo per ottenerla, non certo facendo proclami). La mia è un’insoddisfazione da lettore. Vorrei leggere molte più voci, non sempre le solite”.

A proposito di internet, quanto contano oggi blog letterari e riviste online?
Perché per lei è così importante che i “nuovi” scrittori debbano avere spazi nei giornali cartacei tradizionali?

Per lo stesso motivo per cui in molti hotel italiani, e anche nelle pensioni di vacanza dove vanno gli anziani, è in distribuzione gratuita scrupolosamente capillare ‘Libero’: noi parliamo di rete, siti, blog, iPad, ebook, ecc., ma intanto oggi, in Italia, qui e ora, a plasmare l’opinione pubblica sono ancora i vecchi media, cioè la televisione e i giornali. E un intervento incisivo apparso in rete spesso risulta ‘non pervenuto’ nel discorso pubblico; come conseguenza secondaria, le intelligenze che si prodigano in rete restano invisibili, e intere generazioni si ritrovano a subire l’accusa di latitanza, minorità, inconsistenza…”.

Nel documentario “Senza scrittori” lei dichiara: “Credo di non aver mai letto un vincitore dello Strega degli ultimi dieci anni”. Era solo una battuta?”

Quella era un’intervista fatta vampirescamente in circostanze assai agitate, non ricordo più se durante lo spoglio o addirittura nei minuti immediatamente successivi la vittoria (non ho ancora visto il documentario): vede, io di carattere sono gentile, perciò sono rimasto a parlare, pazientemente e molto a lungo, con Andrea Cortellessa la sera della mia vittoria, in un momento in cui altri lo avrebbero congedato bruscamente andandosene subito a festeggiare. Come si può immaginare, in tali circostanze non stavo parlando con la lista dei vincitori degli ultimi anni sotto gli occhi, fra i quali per esempio ci sono anche Niccolò Ammaniti e Domenico Starnone, scrittori che ammiro sconfinatamente. Ne approfitto per suggerire la lettura di ‘Spavento’, di Domenico Starnone, uscito pochi mesi fa, un romanzo bellissimo, che fa onore alla nostra letteratura. Ma è chiaro il senso di quella risposta: io sono un lettore che i libri va a cercarseli da sé, so già che cosa mi interessa leggere, mi piace curiosare in libreria, seguo le recensioni sui giornali e in rete, non ho bisogno dei suggerimenti dei premi. In verità ho letto alcuni dei libri vincitori del premio (non solo Ammaniti e Starnone), ma il punto è che l’ho fatto non in quanto avevano vinto lo Strega. Invece c’è un sacco di gente in Italia che ha altri interessi, non è appassionata di letteratura ma magari ha voglia di leggersi un romanzo ogni tanto, non può permettersi di passare troppo tempo a informarsi sulle novità editoriali e si fida dei suggerimenti dei mass media, o di altri dispositivi culturali di selezione come i premi letterari”.

Visto che ha accettato di far parte degli “Amici della domenica”, se la sente di rendere pubblico (come altri giurati hanno già fatto) il suo voto, anche in segno di trasparenza? Chi merita (o avrebbe meritato…) il Premio Strega 2010?

“Certamente. Voterò il libro di Lorenzo Pavolini, ‘Accanto alla tigre’, pubblicato da Fandango”.

Dopo le polemiche dell’anno scorso e delle ultime ore, tornerebbe a correre per il premio Strega con un suo romanzo in futuro?

“Guardi, partecipando allo Strega ho avuto alcune piacevoli sorprese, scoprendo cose delle quali prima, dall’esterno, non ero informato. Stefano Petrocchi e Tullio De Mauro ce la stanno mettendo veramente tutta per rinnovare le cose. Per esempio con l’organizzazione delle giurie collettive esterne, vera novità di questi ultimi anni. L’anno scorso sia duecento studenti dei licei di Roma e dintorni, sia altrettanti adulti di vari circoli della Società Dante Alighieri hanno votato i dodici finalisti, e il mio romanzo ‘Stabat Mater’ in entrambi i casi è finito al primo posto; e tutto questo succedeva prima delle votazioni della giuria ufficiale. E’ chiaro che un risultato simile è una forte legittimazione simbolica della vittoria finale”.

Intervista originalmente uscita su Affaritaliani.it il 30/06/2010

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