Senza prudenza: “Voland festeggia 15 anni e si fa i regali. Grazie alla Nothomb…”. Intervista a Daniela Di Sora

La casa editrice Voland, specializzata in letteratura dell’Europa dell’Est (ma nel catalogo ci sono anche tanti importanti autori sudamericani e spagnoli),
compie 15 anni e per festeggiare si regala una nuova collana, Sìrin Classica, dedicata ai grandi scrittori russi tradotti da importanti autori italiani. La prima uscita è stata il romanzo “Chadzi-Murat” di Lev Tolstoj
tradotto da Paolo Nori. Ma non solo: in arrivo c’è anche un nuovo font, disegnato per l’occasione, in modo da dare maggiore riconoscibilità ai libri Voland. Affaritaliani.it ha intervistato la fondatrice della casa editrice romana Daniela Di Sora…

Com’è nata l’idea della nuova collana?

Di Sora: “Volevo sottolineare che Voland non ha dimenticato le proprie origini, il mondo slavo. Nell’aprile 1995 i primi tre autori da noi pubblicati sono stati Gogol’, Tolstoj e Emiljan Stanev, un bulgaro. E mi solleticava l’idea di nuove traduzioni, troppo spesso i classici sono riproposti in vesti appena “rispolverate”. Il traduttore è importante quasi quanto l’0autore, è la sua voce in italiano. Allora mi sono detta: troviamo degli scrittori italiani che traducano per noi dei classici russi. La difficoltà nasce dal fatto che la conoscenza del russo non è fra i bagagli culturali più diffusi, qui da noi.”.

Dopo Tolstoj tradotto da Paolo Nori, quali saranno le altre uscite di Sìrin Classica ?

Di Sora: “Allora, come dicevamo a maggio 2010  c’è stata la prima uscita della collana Sìrin Classic con il romanzo “Chadzi-Murat” di Lev Tolstoj tradotto da Paolo Nori, poi a settembre “Diario di un uomo superfluo” di Ivan Turgenev nella traduzione di Alessandro Niero, a seguire “Le notti fiorentine” e “Lettera all’amazzone” di Marina Cvetaeva nella traduzione di Serena Vitale. Poi ancora Puskin, Dostoevskij, Gor’kij, Cechov”.

Perché avete sentito la necessità di adottare un nuovo carattere? L’ispirazione da dove è nata?

Di Sora: “Non è una “necessità”, è un regalo che mi sono fatta, qualcosa che riguarda la cura del libro, la sua leggibilità, la sua chiarezza, e questo soprattutto in un momento in cui l’e-book sembra l’unica possibilità del futuro. Ci stiamo muovendo anche in questa direzione, ma io credo che i libri, tutti i libri ma quelli “di carta” in particolare, siano oggetti preziosi, c’è tutta una storia e una tradizione nell’ambito del disegno del carattere dei libri, noi abbiamo voluto semplicemente portare un piccolo contributo in questa storia”.

Proviamo a fare un bilancio di questi primi 15 anni: oggi che ruolo occupa Voland nell’editoria italiana?

Di Sora: “Direi un ruolo forse non grande ma di tutto rispetto. Oggi siamo abbastanza conosciuti, presenti in molte librerie. I nostri non sempre sono libri “facili” ma mi piace pensare che siano libri necessari. Necessari a far conoscere nuove voci, culture un po’ neglette. Necessari se si vuole sfuggire all’imperativo del best seller a tutti i costi. E la gente ormai si fida delle nostre scelte, questa è davvero una grande gioia. Ci riconosce, ama le nostre copertine, quando siamo alle fiere ci chiede notizie dei nostri autori. Oggi la “grande” editoria è in cerca di profitti che la costringono a pubblicare solo autori da lanciare come possibili best seller. Io sono molto fiera di pubblicare fra gli altri autori come Baulenas, De Palol (prima pubblicato da Einaudi), Buscher, Cartarescu, Prigov, Shishkin, Ovejero, Gospodinov, Jacqueline Harpman. Autori splendidi. Autori molto importanti nei rispettivi paesi”.

Qual è stata la soddisfazione maggiore di questi primi 3 lustri? E il rimpianto più grande?

Di Sora: “Naturalmente, la scoperta di Amélie Nothomb, da noi pubblicata per la prima volta nel 1997 e che continua a preferire noi ai grandi gruppi editoriali italiani che hanno spesso tentato di strapparcela con offerte maggiori. Ma le assicuro che ci sono molte altre soddisfazioni, come Philippe Djian, Esther Freud, André Schiffrin, Ugo Riccarelli.
Il ripianto più grande? Forse non aver pubblicato io i romanzi di Romain Gary”.

E veniamo al presente: il bilancio della casa editrice è in attivo?

Di Sora: “La seconda metà dello scorso anno e questo inizio del 2010 sono stati mesi davvero difficili, i soldi in giro sono pochi, le librerie indipendenti chiudono. Noi però siano in attivo, anche se con qualche difficoltà”.

Per la piccola editoria di qualità la vita è sempre più difficile. Qual è il segreto per ‘resistere’?

Di Sora: “Il mio “segreto” è Amélie Nothomb. Unito alla curiosità, alla passione e alla testardaggine. E a una buona distribuzione”.

Quali sono le principali novità che porterete in libreria in questo 2010?

Di Sora: “A breve uscirà il nuovo romanzo di Amélie Nothomb, “Il viaggio d’inverno”, che ti posso anticipare parteciperà anche al prossimo Salone del Libro di Torino. Nello stesso periodo lanceremo un nuovo libro dello scrittore tedesco Markus Orths dal titolo “La cameriera”, che una riflessione sulle manie e le curiosità umane. Poi a giugno pubblicheremo “37°2 al mattino” di Philippe Djian, il suo romanzo forse più famoso, dal quale nel 1987 fu tratto il film Betty Blue che lanciò la seducente Béatrice Dalle. Sempre per l’estate abbiamo in cantiere la pubblicazione della “Guida alla Parigi ribelle” di Ramon Chao (il papà di Manu Chao) e Ignacio Ramonet. E sempre nel periodo estivo uscirà il romanzo dello scrittore sudafricano Ndumiso Ngcobo, “Alcuni dei miei migliori amici sono bianchi”, che traccia il quadro della società sudafricana a pochi anni dall’arrivo della democrazia. Per l’autunno invece possiamo anticipare un nuovo libro di André Schiffrin “I soldi e le parole” e un romanzo dello scrittore russo Zakhar Prilepin dal titolo “Patologie”. Prilepin è uno degli autori russi più controversi e di successo degli ultimissimi anni”.

Sulla questione e-book vi state già muovendo o siete ancora in attesa di vedere come agiranno i grandi gruppi editoriali?

Di Sora: “Si ci stiamo già muovendo sul fronte degli e-book e preparando ad affrontare questo nuovo affascinante mercato”.

Antonio Prudenzano

Intervista uscita originalmente su Affaritaliani.it il 31 marzo 2010

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