Senza prudenza: D’Orrico: “Nel mio primo romanzo racconterò l’Italia di oggi, dalla politica all’editoria, passando per il sesso…”

“Nel breve articolo che stamattina Libero mi ha dedicato, quasi nulla corrisponde alla verità”. Antonio D’Orrico, 54enne di origini calabre, amatodiato (dai suoi colleghi in particolare…) critico letterario, famoso per le sue fin troppo iperboliche recensioni (è vicedirettore di Sette), contattato telefonicamente da Affaritaliani.it commenta così l’indiscrezione apparsa oggi senza firma sul quotidiano diretto da Belpietro, nella quale si legge che “tra poco” Mondadori pubblicherà un suo romanzo, che si intitolerebbe: “Liberamente ispirato (ma forse no)”.

Sempre per Libero, il primo libro di D’Orrico racconterebbe la seguente storia: “un ultrasessantenne e benestante vitellone pescarese perde la testa per una giovane cantante lirica-rock di origini greche. La cantante sparisce. Lui chiede aiuto a uno psicanalista e a un investigatore privato. Lo psicanalista gli chiede di trascrivere i sogni. L’uomo, che non riesca a dormire né a sognare, inventa una serie di incubi…”. Ma D’Orrico smentisce (in parte): “E’ vero, ho scritto un romanzo e Mondadori, se accetterà, dovrebbe pubblicarlo dopo l’estate (la firma sul contratto non c’è ancora, ma è solo una formalità… ndr), ma la trama è completamente diversa. E il titolo ancora non c’è. Ne avevo in mente uno, ma credo che lo cambierò perché probabilmente non rispecchia più lo spirito del romanzo”. Viene spontaneo chiedergli: ma ha intenzione di autodedicarsi una delle sue recensioni entusiastiche? E D’Orrico ci risponde divertito: “Al massimo ne pubblicherei due, una in cui mi esalto e mi incenso come non ho mai fatto prima e l’altra in cui mi stronco senza pietà!”.

Naturalmente il “rischio” è che alcuni colleghi un po’ invidiosi della notorietà di D’Orrico si “vendichino” stroncando a loro volta il suo libro. A questo proposito giustamente Libero scrive che il critico “si gioca la faccia”. Ma il diretto interessato non la pensa così: “Ho sempre giocato pulito. Il proverbio dice ‘male non fare paura non avere’. Sono convinto che anche gli altri recensori nei miei confronti useranno il fair play. Se poi vorranno giocare sporco che lo facciano pure. Peggio per loro, io non mi faccio certo spaventare, anche perché non conosco quasi nessuno e non penso di avere nemici nell’ambiente”. Sarà… D’Orrico, allora ci anticipi qualcosa sulla vera trama del suo primo romanzo: “Tutto è nato dal mio desiderio di riproporre in una versione ‘spolverata’ alcuni racconti dimenticati di autori italiani di fine ‘800 inizio ‘900…”. Un momento, non vorrà mica che c’è il rischio che l’accusino di plagio? “No, assolutamente, anche perché gioco a carte scoperte… le faccio un esempio: se in un racconto c’è una donna che si chiama Nita e io la ‘trasformo’ in un travestito con lo stesso nome non si può parlare di plagio… comunque, dicevo, a un certo punto questi racconti ‘riscritti’ si sono mescolati tra loro…”. E poi cos’è successo? “Ne è venuto fuori un libro in cui racconto l’Italia di oggi, dalla politica all’editoria, passando per il sesso… Non faccio i nomi, ma molti personaggi sono riconoscibili… Ma non sarà un romanzo a chiave, e non sarà il romanzo di un recensore, ma di una persona che vive in questo strano Paese”. In bocca al lupo…

Antonio Prudenzano

Articolo originalmente uscito su Affaritaliani.it il 19/06/2010

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