Recensioni: Antonio Moresco – Zingari di merda

La lettura di questo libro dà l’impressione fragorosa d’un sasso contro una vetrata. Mentre l’Informazione veicola notizie in pacchetti sigillati per catalogare con inappellabile semplicità le sfide complesse del nostro oggi, mentre anche gran parte di coloro che rivendicano il titolo di scrittore e di intellettuale si sfiniscono in dispute sterili per ritagliarsi un granello di visibilità, Moresco entra nel cuore di una delle contraddizioni di quest’epoca con lo slancio e la lucida concretezza di cui c’è così disperato bisogno. Con il fotografo Giovanni Giovannetti (il cui lavoro arricchisce e completa il volume) Moresco si è recato nel cuore dell’Europa centrale assieme a uno dei rom che l’amministrazione pavese di centro-sinistra ha sgomberato in tutta fretta dai ruderi di una fabbrica in rovina, liquidandoli con 250 euro a patto che lasciassero i confini comunali.
Sulla BMW cadente di Dumitru, una di quelle “auto lussuose” che la vox populi attribuisce agli zingari, il trio giunge in Romania, nel quartiere Progresu di Slatina, dove le case sono baracche costruite letteralmente di fango e il salario mensile di un operaio specializzato è inferiore a 200 euro. E poi ancora oltre, lungo le rive del Danubio, a Listeava, dove le persone vivono in buche di terra “sotto il filo dell’orizzonte”, come defunti, come vermi, in una povertà così radicale da lasciare senza parole.
Fra i molti pregi di Zingari di merda c’è la profondità d’indagine, degna di reportage importanti come quelli di William Langewiesche o Karl-Markus Gauss e inoltre la capacità di rimuovere tutti gli stereotipi preconfezionati, spazzando via tanto l’icona dei “ladri di bambini”, quanto il santino consolatorio dello “zingaro buono”, curiosità etnologica da guardare con la commiserazione del colonizzatore.
In più il libro vive di una scrittura che sa essere pianamente descrittiva per poi spalancarsi nelle accensioni più penetranti, come quando Moresco affronta il movimento millenario e inarrestabile della migrazione, una frenesia che connota in profondo la nostra minuscola specie e per cui nessuna civiltà ha mai trovato dogana o barriera sufficientemente impenetrabile.

Teo Lorini
Pubblicato su «Pulp libri» n. 74

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