Senza prudenza: intervista a Giulio Mozzi

Giulio Mozzi è uno dei nostri talent scout letterari più ascoltati. Di mestiere, oltre che il consulente editoriale (al momento per Einaudi Stile Libero), fa anche lo scrittore (soprattutto di racconti…) e il docente di scrittura creativa. Inoltre, il nostro è anche un blogger, un editor, ma soprattutto un personaggio come ce ne sono pochi nell’editoria italiana, e lo si può percepire dal tono e dagli argomenti di certe sue risposte…

Prima una curiosità: in rete, nel suo blog, è disponibile il suo cellulare. È forse l’unico scrittore italiano a ‘offrirlo in pasto’ a chiunque. Visto che lei è anche un apprezzato scopritore di talenti letterari, chissà quante chiamate di aspiranti esordienti riceverà al giorno…

Mozzi: “Un paio per settimana. La maggioranza preferisce mandarmi direttamente il dattiloscritto a casa. Alcuni – e apprezzo molto la cosa – si fanno prima vivi per posta elettronica: che è il mezzo di comunicazione più pratico (nulla si perde, tutto è scritto, tutto si archivia, tutto si ritrova)”.

Mozzi, come sta la letteratura italiana contemporanea?

Mozzi: “Bene, grazie, come al solito. E lei?”.

Cosa pensa della ‘moda’ degli esordienti che sembra ossessionare (quasi) tutti gli editori italiani?

Mozzi: “Non mi risulta che ci sia una ‘moda’ degli esordienti, né che ‘(quasi) tutti gli editori italiani ne siano ossessionati’. Lei ha informazioni diverse dalle mie, evidentemente”.

Silvia Avallone (“Acciaio”, Rizzoli), Alessandro D’Avenia (“Bianca come il latte, rossa come il sangue”, Mondadori), Roan Johnson (“Prove di felicità a Roma est”, Einaudi), Amedeo Romeo (“Non piangere coglione”, Isbn), e l’elenco potrebbe continuare. Tra i tanti esordienti che quest’inizio di 2010 ci sta ‘regalando’, chi è destinato a restare?

Mozzi: “Mi spiace, ma non ho la sfera di cristallo. E non prevedo il futuro. Silvia Avallone mi è sembrata, a leggerla, una scrittrice solida. Il libro di D’Avenia mi è sembrato molto brutto”.

In generale è giusto che un premio letterario come lo Strega venga vinto da uno scrittore esordiente?

Mozzi: “Il regolamento lo vieta?” (no, ndr…).

Qual è l’esordiente che ha ‘scoperto’ (tra questi, ricordiamo Mariolina Venezia, Vitaliano Trevisan, Laura Pugno, Tullio Avoledo, Leonardo Colombati e Giorgio Falco, ndr) di cui va più orgoglioso?

Mozzi: “Non sono ‘orgoglioso’ di aver favorito la pubblicazione di questo o quel primo libro. Mi è capitato di essere il ‘servo inutile’ nella pubblicazione dei primi libri di alcune persone. Se queste persone sono ‘orgogliose’ dei loro libri, hanno ragione”.

Si è mai pentito di un autore che ha contribuito a far pubblicare e che poi, dopo un buon libro d’esordio, l’ha delusa nei successivi?

Mozzi: “Guardi: gli scrittori e le scrittrici non sono mica lì per ‘inorgoglire’ o per ‘deludere’ me. Queste sue domande presuppongono un modo di pensare che mi è del tutto estraneo”.

Quali sono le case editrici che in Italia lavorano meglio sugli esordienti?

Mozzi: “Quelle che selezionano di più”.

Lei è anche un apprezzato docente di scrittura creativa. Quindi a scrivere si impara? Attraverso i suoi corsi, quali futuri esordienti ha scoperto?

Mozzi: “A scrivere si impara, come si impara a cucinare o a comporre musica. Ovvero: si impara, e può essere trasmessa in situazioni ‘scolastiche’, la tecnica. Peraltro, quasi tutti coloro che si iscrivono a un seminario di scrittura e narrazione non hanno alcuna intenzione di ‘diventare uno scrittore’ o cose simili. Vogliono magari imparare a scrivere un po’ meglio; vogliono diventare dei lettori più competenti; se sono insegnanti di scuola, vogliono apprendere qualche procedimento didattico in più; eccetera. Mi è capitato, sì, di incontrare in queste situazioni alcune persone che erano degli scrittori. Lo erano già, beninteso. Magari mancava loro un po’ di sostegno da parte di qualcuno più anziano che dicesse: ‘Va’ avanti così, che vai bene'”.

Di corsi di scrittura in Italia ce ne sono fin troppi. A parte i suoi, quali altri si sente di consigliare a chi intende frequentarne uno?

Mozzi: “Che siano troppi, lo dice lei. Secondo me esiste un metodo infallibile per distinguere un seminario di scrittura serio da uno non serio: il seminario non serio ti promette la Luna, il seminario serio ti promette poco”.

Cambiamo argomento. Pensa che gli e-book abbiano un futuro nel nostro paese?

Mozzi: “Sì. E anche negli altri, presumo. Non ho un’idea precisa (perché, come ho già detto, non ho la sfera di cristallo) di quale sarà il loro effettivo mercato. Ho il sospetto che finché non sarà creata una macchina per leggerli capace di resistere alla sabbia, al sale e alla crema solare, non si venderanno come e-book i romanzi da ombrellone. Mi domando, tuttavia, perché mai io dovrei acquistare una macchina apposta per leggere gli e-book, se ho già un pc portatile leggerissimo e con una splendida batteria. Sospetto che il vero mercato sia non tanto per la letteratura artistica, quanto per quella scientifica. E questa non è una previsione: la letteratura scientifica sta già procedendo a grandi passi verso la totale digitalizzazione”.

E veniamo al Giulio Mozzi scrittore. Sta lavorando a nuovi libri?

Mozzi: “Ho appena chiuso un manuale di retorica, scritto a quattro mani (ma l’autore maggioritario è lui) con Stefano Brugnolo. Nel 2000 compilammo insieme un ‘Ricettario di scrittura creativa’ che ha avuta molta fortuna. Con questo manuale che esce esattamente dieci anni dopo, speriamo di replicare (ma la sfera di cristallo, ahimé…). Poi devo chiudere un testo piuttosto lungo, forse quasi un romanzo. Si chiama ‘Discorso attorno a un sentimento nascente’ e me lo sto rigirando da diversi anni. Vorrei togliermelo di torno. Infine, c’è un progetto che mi interessa e mi incuriosisce assai: un libro sulla retorica della comunicazione politica nei giornali. Che, naturalmente, non farei da solo. Naturalmente, ci sono anche i progetti nel cassetto: un’inchiesta intitolata ‘La vita notturna dei tassisti di Milano’, in cerca di editore; il saggio ‘La letteratura italiana inesistente’, dedicato ai libri non pubblicati (il 98% dei dattiloscritti che ricevo, per spiegarsi, finisce nel cestino) e anch’esso in cerca di editore; e infine ‘Storia di tutte le mie cose’, libro di racconti (ma quasi un romanzo) dedicato, appunto, a tutte le mie cose, a tutto ciò che di materiale c’è nella mia vita: esso pure in cerca di editore”.

Chiudiamo con il suo noto blog, Vibrisse. Quanto tempo dedica al giorno al suo ‘bollettino di letture e scritture’? Si è chiesto come mai è così amato dagli appassionati di letteratura?

Mozzi: “Alla prima domanda rispondo: dipende dai giorni; a volte pochi minuti, a volte un’ora. Alla seconda rispondo: non è che sia poi così tanto ‘amato e frequentato. Avrò tremila lettori, non di più”.

Antonio Prudenzano

Intervista originalmente uscita su Affaritaliani.it il 13 marzo 2010

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