Senza prudenza: intervista a Loredana Lipperini. “aNobii? Una gara a chi ‘urla’ più forte…”

I blog letterari al tempo di Facebook. Di questo, ma non solo, Affaritaliani.it ha parlato con Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva e autrice per tv e radio, ma soprattutto animatrice di Lipperatura, tra i più seguiti blog letterari italiani.

Oggi gli “imperanti” Social Network sembrano mettere a rischio la sopravvivenza stessa dei blog. Per “colpa” di Facebook sono in crisi anche i blog letterari?

Lipperini: “Non mi risulta, o almeno non è questa la mia percezione. Si tratta di spazi online molto diversi. Per quel che riguarda i libri, Social Network come Facebook e aNobii puntano giocoforza sulla rapidità e la sintesi, al contrario dei blog letterari dove gli spazi di approfondimento possono essere maggiori. Faccio un esempio recente: in uno degli ultimi post di ‘Lipperatura’, dedicato al caso Luttazzi, si è sviluppata una discussione di quasi 300 commenti, mai sopra le righe, cosa che invece nei Social Network tende ad avvenire sempre più spesso”.

Quindi per un blogger letterario non è inevitabile essere su Facebook?

Lipperini: “No, non lo è. Io ci sono, ma uso Facebook soprattutto per intrecciare rapporti personali, magari con vecchi amici che non sentivo da tempo, e solo di tanto in tanto per rilanciare i post del mio blog. Ci sono inoltre tanti miei colleghi che si occupano di libri e che hanno volutamente scelto di non essere su Fb, dove tra l’altro, va ricordato, non sono sempre chiarissimi i criteri legati alla privacy…”.

A proposito di Facebook, gli scrittori italiani lo usano bene?

Lipperini: “Capisco che sia utile per autopromuoversi, ma dovrebbero evitare di parlare sempre e solo di se stessi e dei propri libri”.

All’estero ci sono fenomeni nuovi e degni d’interesse sempre nell’ambito dei blog letterari?

Lipperini: “All’estero, più che dai blog, le novità arrivano da certi usi di Twitter che si stanno sviluppando. Mi riferisco ad esempio al gruppo di lettura collettivo ‘One Book, One Twitter’…”.

Tornando all’Italia, che momento stanno vivendo i blog letterari?

Lipperini: “Mi sembra che in molti casi ci sia una riflessione in corso. C’è stato un momento in cui anche nei blog letterari vinceva chi ‘urlava più forte’, ora per fortuna mi pare che i toni si stiano abbassando. Questo ‘malpancismo’ purtroppo si sta spostando su Facebook e soprattutto su aNobii…”.

Perché, cosa accade su aNobii?

Lipperini: “Alcuni gruppi sono diventati un luogo di protagonismo anziché di confronto. Molte recensioni sono all’insegna della frecciata velenosa anziché dell’approfondimento. Forse, una spinta in questa direzione è venuta dall’antologia di Rizzoli “Il tarlo della lettura”, con la sua ricerca della recensione “urticante”. Forse, è caratteristica anche della reta l’esigenza di urlare più forte per ricevere il raggio di luce del riflettore. Recentemente, in un gruppo aNobii dedicato a Stephen King, Wu Ming 1 aveva aperto un thread sulla sua traduzione del nuovo libro, ‘Full dark, no stars’. È stato costretto a chiuderlo perché alcuni utenti hanno utilizzato toni ringhiosi e insultanti, e hanno vanificato un’ottima occasione di discussione tra lettore e traduttore”.

A proposito di “urla”, oggi anche i critici letterari rischiano di dover provocare e “strillare” più possibile e a tutti i costi le proprie opinioni se vogliono essere ascoltati…

Lipperini: “Non sono per niente d’accordo. La critica letteraria, e il giornalismo culturale on e off line, dovrebbero fare l’esatto opposto”.

Antonio Prudenzano

Intervista originalmente uscita su Affaritaliani.it il 17/06/2010

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