Senza prudenza: intervista a Giuseppe Genna. “Pubblicherò con Einaudi Stile Libero. Ecco perché…”

A sorpresa, Giuseppe Genna, uno degli scrittori italiani più discussi (venerato da un fedelissimo gruppo di lettori e amato da gran parte della critica, allo stesso tempo ha anche parecchi nemici…) e controcorrente, cambia “casacca”. E sceglie Affaritaliani.it per annunciare il nome del suo nuovo editore: a sorpresa, si tratta di Einuadi Stile Libero.

Genna, come mai Einaudi Stile Libero?

Genna: “Anzitutto si tratta di un editore che, a mio parere, ha fatto in questi anni il catalogo della migliore narrativa pop e di innovazione. Di fatto, è l’unica collana editoriale che si percepisce come tale in libreria, ma a tal punto da apparire quasi un editore a se stante, mentre è un trade Einaudi. Guidato da Severino Cesari e Paolo Repetti, che svolgono da anni un lavoro di acume intellettuale unico in Italia e un lavoro da editori autentici, che entrano nel testo con alta consapevolezza (in questi anni, al di là delle bandiere editoriali, per me Cesari è stato un preziosissimo interlocutore intellettuale). Sono molto onorato di venire pubblicato accanto ad autori che stimo tantissimo, da Wu Ming a Giorgio Falco, da Giancarlo De Cataldo a Paolo Nori, da Tommaso Pincio al Valerio Evangelisti di “Metallo urlante”, per fare soltanto alcuni nomi”.

Lei di recente sul suo sito e su Facebook ha proposto ai suoi lettori due sondaggi provocatori. Uno per chiedere ai suoi fan con quale editore vorrebbero che lei pubblicasse (ha vinto la risposta “Minimum Fax”, seguita da “alcuni libri con Einaudi e altri con Minimum Fax”) e l’altro domandando che libro desidererebbero che lei scrivesse, laddove ha trionfato il romanzo di fantascienza. Quanto e in che modo i risultati dei due sondaggi hanno influenzato la sua scelta?

Genna: “Bisogna circoscrivere il fenomeno, perché molto spesso, fuori dal Web, si tende a misinterpretare cosa accade davvero in Rete. Chi mi ha onorato della sua partecipazione ai sondaggi è sicuramente un lettore cosiddetto “forte”, molto competente, che segue il dibattito critico in rete e fuori, attento alle novità editoriali, una persona che legge autori contemporanei italiani e stranieri. Si tratta, quindi, di un nucleo di lettori molto differente da ciò che il mercato editoriale presuppone essere l’acquirente medio di libri. Non stupisce, dunque, che le opzioni più votate siano totalmente controcorrente rispetto al mercato dell’industria editoriale. Minimum Fax è infatti una casa editrice di alta qualità ma non di dimensioni industriali, e il romanzo di fantascienza viene oggi ignorato dai lettori in generale, mentre incuriosisce i lettori “forti” (me compreso) se utilizzato in forma allegorica (per esempio: Michel Houellebecq in “La possibilità di un’isola” e Cormac McCarthy in “The road” fanno utilizzo proprio di questo genere, spalancando visioni addirittura teologiche). Ovviamente, poiché i lettori che mi contattano sul Web e partecipano ai sondaggi sono così competenti e affezionati, tanto da riconoscere le poetiche a cui mi appoggio e i percorsi che ho intrapreso, non ho potuto non tenere conto delle loro indicazioni, che spesso coincidono con le mie opzioni”.

Che romanzo pubblicherà? Cosa può anticipare sulla struttura? E sulla trama? C’è già una data d’uscita? E un titolo?

Genna: “Stiamo discutendo dell’idea su cui vorrei lavorare e delle modalità poetiche con cui vorrei elaborarla. Mi piacerebbe molto scrivere un romanzo che sia apparentemente una spy story, estremamente compressa (non più di 400 pagine), a scene brevi e molto chiare, intervallate da altre abbacinanti, un poí come accade in “Europe Central” di William Vollmann. Ciò che vorrei investigare è quella che chiamo “icona vuota”: un segmento dell’immaginario collettivo che si sviluppa nel Ventennio 80/90, ha a che vedere con potere, stupro, spettacolo, conflitto tra supposta moralità e autentica immoralità. È, quel Ventennio, un periodo traumatico che cova a mio parere il crollo della società spettacolare e la crisi endemica del capitalismo finanziario che stiamo vivendo oggi. Tutto ciò è possibile, ovviamente, se all’editore piace l’idea. Se così fosse, il titolo che proporrò è: “Morirai guardata”…”.

L’approdo a Einaudi segna l’addio a Minimum Fax che ha appena pubblicato la riedizione (con circa 150 pagine in più) di “Assalto a un tempo devastato e vile (3.0)”?

Genna: “Einaudi Stile Libero non mi vincola a non pubblicare presso Minimum Fax. A me piacerebbe, per l’appunto, puntare su una produzione più sperimentale e oltranzista (nel senso dell'”oltranza” di cui parla Andrea Zanzotto), che mi pare improbabile proporre a un editore di stazza industriale. Vedremo cosa riserva il futuro. Non sono l’unica parte in causa, in questo caso. Bisogna domandare e ascoltare il parere di Einaudi SL e di Minimum Fax”.

Einaudi fa parte del gruppo Mondadori, la sua ex casa editrice. Anche a seguito delle recenti polemiche sul caso-Saviano, non le crea “problemi” tornare a pubblicare per il gruppo editoriale del Presidente del Consiglio?

Genna: “Considero tutta la questione mal posta. Semplicemente, sono contro qualunque legge bavaglio. Detto ciò, non è che questa situazione non sia stata dibattuta in precedenza da scrittori mondadoriani ed einaudiani – anzi, le è stata data un’etichetta significativa: È stata chiamata “l’annosa questione” (per approfondire: http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/mondadori.html). Dipende da quale posizione politica uno ritiene che sia più efficace: sbattere la porta o restare all’interno di un determinato contesto (che peraltro non mi pare per nulla influenzato politicamente, anche se non è questo il punto). Non è che possiamo fare finta di non essere in una società di mercato in cui l’economia ha un primato evidente sulla politica. Ciò a cui io guardo, da intellettuale, e non per personale narcisismo, è che i contenuti, i ritmi, i messaggi e le visuali di cui posso essere eventualmente capace raggiungano i lettori. Detto ciò non mi pare davvero di favorire scelte governative aberranti o di essere assimilabile a componenti politiche rispetto alle quali sono in dichiarata opposizione”.

A proposito, uno come Giuseppe Genna il premio Strega non lo vincerà mai?

Genna: “Dopo l’esperienza di “Q” dei Luther Blissett, non mi pare che Einaudi Stile Libero abbia mai candidato nessuno dei suoi autori al Premio Strega. Personalmente, non sono né interessato né disinteressato ai premi e ai riconoscimenti istituzionali: semplicemente sono indifferente. Peraltro, non ritengo possibile che nessun mio libro possa incontrare i favori di una giuria, tantomeno quella degli Amici della Domenica”.

Che momento sta vivendo la letteratura italiana?

Genna: “Io credo che sia estremamente buono, ai limiti dell’eccezionale. Ritengo che purtroppo esista un difetto nella propulsione e nella promozione all’estero che il comparto editoriale italiano dovrebbe attuare e non attua, rispetto agli scrittori e ai romanzi di cui dispone. Intendo che la nostra fiction e la nostra poesia, al momento, mi sembrano all’avanguardia nel mondo. In particolare ravvedo un violento declino della produzione di immaginario letterario e di stile da parte del mondo in lingua anglosassone. Perché accade un simile fenomeno? Da un lato, l’Impero sta esportando in generale poco immaginario. D’altro canto, noi scriviamo in lingua italiana: una lingua che, come annotava Pascoli, è morta e continua a vivere oltre alla sua morte – una rima ci è impedita, diventiamo ridicoli se solo la facciamo, la nostra lingua è sottoposta a un’usura plurisecolare, eppure questa è la sua posizione di avanguardia: scriviamo dalla zona dei fantasmi e delle immagini fantasma. In poesia, i Nobel anglosassoni Heaney e Walcott stanno facendo ciò che fecero Carducci e D’0Annunzio da noi. Quanto alla narrativa, il lavoro che la mia generazione ha compiuto sui generi non mi pare reperibile altrove. Questo lavoro ha prodotto spiazzamenti di immaginario formidabili. Non sto a fare nomi, perché escluderei sicuramente qualcuno per dimenticanza non voluta, ma segnalo come un romanzo epico qual è “Le rondini di Montecassino” di Helena Janeczek (edito da Guanda) sia una narrazione di livello perlomeno europeo, capace di scardinare e ricomporre la nozione di epica in età contemporanea”.

Genna a parte, se la sente di prevedere qual è lo scrittore italiano contemporaneo di cui si parlerà tra un secolo?

Genna: “Detto che sinceramente e non per posa mi ritengo uno scrittore secondario, non credo che tra un secolo gli umani usufruiranno di una concezione di storia e di canone come quella da cui noi proveniamo. La letteratura è pronta a ribaltamenti almeno quanto la specie. Poi: ci sono molti autori che mi sembrano davvero meritare di essere letti in un futuro, indipendentemente dal fatto che rappresentino o meno il nostro presente”.

Cosa pensa della “moda” degli esordienti?

Genna: “Che in molti abbiamo lavorato negli anni per permettere accessi in esordio alle realtà editoriali e che ciò si è rovesciato in una moda. Per quanto concerne la qualità media della scrittura di esordio, dipende molto dagli editor che lavorano sui debuttanti, a questo punto. Poi: ci sono esordi folgoranti ed esordi che lasciano freddi. Non credo si possa esprimere una sentenza generale o definitiva. Mi limito a segnalare l’interesse economico e distorsivo, da parte dell’industria editoriale, su questi scrittori. Faccio un esempio: Lara Cardella, anni e anni fa esordì con “Volevo i pantaloni”, bestseller di sapore anche civile, in qualche modo. Cosa è successo all’autrice che debuttò allora? Chi legge quel romanzo oggi? Quando si pensa all’industria editoriale, bisogna a mio parere mettersi in una prospettiva di medio o lungo termine, essendo consapevoli che una casa editrice non è una balia che protegge né un ente mecenatesco (il che mi sembra un grosso peccato dei nostri tempi): è un’impresa, sia pure culturale, e un’impresa deve fare utili”.

Di recente lei si è molto speso per un autore debuttante defilato e controcorrente, Emanuele Tonon, che per Isbn ha pubblicato “Il nemico”. Perché il suo romanzo l’ha colpita così tanto?

Genna: “Ho conosciuto Emanuele Tonon a un seminario su “Male e letteratura”. Non sapevo del suo debutto presso Isbn. Mi sono comprato il suo “romanzo eretico” al tavolino di vendita a fondo sala e non per gli affondi che questo impressionante scrittore friulano aveva lanciato nella discussione. Ho letto “Il nemico” in due notti: il romanzo è diviso in due parti – una notte per parte. Insieme a Giorgio Vasta e a Demetrio Paolin, ritengo quello di Emanuele Tonon il più importante parto di una nuova voce e di un nuovo sguardo nella nostra narrativa contemporanea. A parte l’abisso filosofico e teologico che si spalanca in questo romanzo, a parte il tremolio e il sisma violento di un corpo lanciato al contempo contro la morte e contro la vita, a parte il ritmo linguistico, cangiante e variabile e molto prossimo – in certi sensi – a quello di Antonio Moresco, c’è una cifra tremenda che mi impressiona in questo autore: è la sua prossimità al tragico, la sua familiarità con ciò che è radicale e ultimativo – il disperato, prometeico urlo con cui chiede alla verità di manifestarsi e ai propri occhi di strappare il velo che gli impedisce di essere quella verità”.

Antonio Prudenzano

Intervista originalmente uscita su Affaritaliani.it il 9 giugno 2010


Annunci

Una Risposta to “Senza prudenza: intervista a Giuseppe Genna. “Pubblicherò con Einaudi Stile Libero. Ecco perché…””

  1. Marco Says:

    “Io credo che sia estremamente buono, ai limiti dell’eccezionale. Ritengo che purtroppo esista un difetto nella propulsione e nella promozione all’estero che il comparto editoriale italiano dovrebbe attuare e non attua, rispetto agli scrittori e ai romanzi di cui dispone. Intendo che la nostra fiction e la nostra poesia, al momento, mi sembrano all’avanguardia nel mondo. In particolare ravvedo un violento declino della produzione di immaginario letterario e di stile da parte del mondo in lingua anglosassone. Perché accade un simile fenomeno? Da un lato, l’Impero sta esportando in generale poco immaginario. D’altro canto, noi scriviamo in lingua italiana: una lingua che, come annotava Pascoli, è morta e continua a vivere oltre alla sua morte – una rima ci è impedita, diventiamo ridicoli se solo la facciamo, la nostra lingua è sottoposta a un’usura plurisecolare, eppure questa è la sua posizione di avanguardia: scriviamo dalla zona dei fantasmi e delle immagini fantasma. In poesia, i Nobel anglosassoni Heaney e Walcott stanno facendo ciò che fecero Carducci e D’0Annunzio da noi. Quanto alla narrativa, il lavoro che la mia generazione ha compiuto sui generi non mi pare reperibile altrove. Questo lavoro ha prodotto spiazzamenti di immaginario formidabili. Non sto a fare nomi, perché escluderei sicuramente qualcuno per dimenticanza non voluta, ma segnalo come un romanzo epico qual è “Le rondini di Montecassino” di Helena Janeczek (edito da Guanda) sia una narrazione di livello perlomeno europeo, capace di scardinare e ricomporre la nozione di epica in età contemporanea”.

    D’accordo, ma perche’ criticarle, le letterature di lingua anglossassone? Credo che sputare nel piatto dove non si mangia sia ancora peggio che sputare in quello dove si mangia. Non mi pare che all’estero la nostra letteratura, poi, venga considerata tanto male, e soprattutto che se ne parli male. Quando si puo’ se ne parla bene, magari come un’entita’ extraterrestre, ma comunque rispettosamente. Si sa che l’Italia ha una lunga tradizione e questa mette soggezione, di fronte alla nostra tradizione piu’ o meno tutti si sentono dei mungitori di vacche del Winconsin. Una volta mi e’ capitato di trovarmi a tavola con tre insegnanti di scrittura creativa americana. Loro avevano quindici venti anni piu’ di me, ma quando parlando di letteratura italiana ho detto che dante e petrarca erano del mille e trecento, be’ improvvisamente mi sono sentito il piu’ vecchio a quel tavolo, era come sentirsi… be’, come se avessi avuto sei o settecento anni… Un’esperienza interessante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: