Le Vetrine d’Autore del nostro Farm market: Ugo Riccarelli

Io sono un lettore onnivoro. Un lettore per mancanza. Per mancanza di salute. Quando ero piccolo, infatti, a causa di una salute malferma fui obbligato a lunghi periodi di degenza, nei quali mi annoiavo. La noia è un ottimo sprone, uno stimolo che purtroppo oggi manca ai nostri figli i quali sono già dalla più tenera età obbligati ai ritmi di un modo di vivere troppo compresso, stretto tra la scuola, l’attività sportiva e ludica organizzata, in un modo che lascia poco spazio alla riflessione. L’ansia produttiva dei loro genitori gli ha organizzato una vita nella quale pare proibito annoiarsi, avere del tempo per sé, un tempo magari carico di silenzio, di calma. Il tempo per la lettura.

 

 

La mia salute malferma, assieme ai molti disagi delle malattie, mi ha regalato la possibilità di avere questo tempo, di usarlo per entrare dentro i mondi più disperati, quegli universi nei quali non avrei mai creduto di poter andare e che invece la lettura mi ha permesso di visitare. La costrizione, inoltre, ha contribuito, come dicevo, a rendermi un animale da lettura onnivoro e, insieme, a farmi considerare il libro, i libri, come qualcosa di sacro e prezioso, delle vere e proprie chiavi. Non a caso, il primo lavoro retribuito che ho svolto, in tempi che oggi mi appaiono paleolitici (avevo diciotto anni!!!) era in una biblioteca e sempre non a caso, con la scrittura ho finito per convivere e vivere stabilmente. Attrezzare una vetrina, nel senso di promuovere, illustrare o consigliare libri è dunque per me un piacere, il piacere del lettore che vuole condividere i suoi gusti, le sue scoperti, i suoi viaggi, con altri. Temo però che, proprio a causa di questo mio carattere onnivoro, le mie segnalazioni non seguiranno un filo logico o un percorso preciso, ma salteranno da uno scaffale all’altro, guidate semplicemente dal piacere e dall’entusiasmo per un titolo o un autore.

Vorrei cominciare allora la mia vetrina con uno scrittore che amo molto, Luciano Bianciardi, con il volume L’Antimeridiano, Vol. 1 edito da ISBN, una pubblicazione nella quale il lettore può trovare alcuni preziosi scritti di questo geniale intellettuale. Tra i molti segnalo quelli sui Minatori di Maremma, una testimonianza profonda e graffiante, di una forza che oggi non credo nessun scrittore italiano riesca a toccare. È la materia dalla quale nascerà il nucleo de “La vita agra”.

Poi passo a un altro preferito, Boris Vian, La schiuma dei giorni, edito da Marcos y Marcos, racconto geniale di un grande artista, un simbolo di un’epoca e di un modo di affrontare la vita. Vian, poi, scriveva come suonava, con una lingua assolutamente viva e poetica. Da conoscere senz’altro.

Per rimanere in Francia segnalo allora Georges Perec, Un uomo che dorme, che Quodlibet pubblica nell’ottima traduzione di Gianni Celati. Cito quello che Franco Marcoaldi ha scritto di questo testo: “Il libro di Perec è del 1967, ma come sempre accade con la vera letteratura ci parla con straordinaria puntualità del nostro presente. Ci racconta una tentazione quella di chiamarsi fuori, mai come oggi così diffusa. Soprattutto tra le nuove generazioni. Una tentazione che sarebbe riduttivo racchiudere sotto la formula della “depressione”; perché la fragilità psicologica, a volte, acuisce lo sguardo sulla tragica fatuità di un’affermazione sociale che finisce per trascurare il cuore segreto dell’esistenza.” Una sorta di parafrasi del Bertleby di Melville di un uomo che vuole diventare ” l’anonimo padrone del mondo, quello su cui la storia non ha più presa, quello che non sente più la pioggia cadere, che non vede più venire la notte.”

Adesso mi sposto in Brasile, per segnalare un romanzo di uno scrittore sorprendente pubblicato da Voland, Moacyr Scliar, un ebreo di origini ungheresi che vive appunto in Brasile. Da questa strana ibridazione nasce una scrittura fervida, fantastica, a tratti onirica, sempre gustosa. Ne Il centauro nel gardino, infatti si racconta la storia di un bimbo che nasce mezzo uomo e mezzo cavallo, l’antica figura mitologica del centauro che riappare nella realtà moderna generando una serie di imprevedibili e profonde situazioni, raccontate con una scrittura eccellente.

Restando in casa dello stesso editore metto in vetrina i testi di due autori di lingua spagnola Enrique Vila-Matas e José Ovejero. A dir la verità, quest’ultimo (da noi poco conosciuto ma molto apprezzato in Spagna e in Messico) ha prodotto un romanzo a sei mani, nel senso che Prime notizie su Noela Duarte è il frutto di un curioso esperimento di scrittura a tre: quasi per scommessa, infatti, Ovejero, José Manuel Fajardo e Antonio Sarabia hanno provato a creare un personaggio e scrivere una storia attorno a lui, anzi a lei. Una fotografa, testimone delle tensioni del nostro tempo, ma anche il ritratto di una donna che cresce a poco a poco, pagina dopo pagina rivelando, come in un caleidoscopio, gli aspetti sfaccettati della propria personalità.

Vila-Matas è sempre un autore sorprendente, uno che gioca con i suoi lettori, costruisce una propria meta letteratura fatta di trabocchetti, continui scambi di piani, rimandi letterari. Anche se questo Il viaggio verticale (Voland) non è forse la sua opera migliore, è sempre uno scrittore da conoscere e leggere.

Vorrei concludere, infine, con qualche segnalazione di nostri narratori: comincerei da Laura Pariani – Patagonia blues e Tiziano Scarpa – Comuni mortali entrambi pubblicati da Effige, per seguire con il sempre interessante Paolo Nori, Pubblici discorsi e la buona scrittura di Ugo Cornia – Sulle tristezze e i ragionamenti, questi due editi da Quodlibet e infine il buon romanzo di Carlo D’Amicis – La guerra dei cafoni di minimun fax.

Ultimo titolo, una voce da non perdere, quella di Roberto Roversi, che con Tre poesie e alcune prose (Luca Sossella Editore) unisce la prosa alla sua grande poesia. Buona lettura!

 

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