Le Vetrine d’autore del nostro Farm market: Grazia Verasani

La prima adesione è sentimentale, e da lettrice che vive da sempre la lettura con quella bulimia notturna che, a volte, per moltitudine di bellezza, apprende, fagocita, sottolinea, e allo stesso tempo rischia la dispersione dell’eccesso. Sono convinta anch’io che un libro vada assorbito lentamente, per giungere a sedimentarsi in cavità profonde, fedelmente inamovibili. Lo sconforto (banale ma vero) è che non basta una vita per leggere ciò che si vorrebbe leggere, e che in questo “viaggio” il pericolo sia perdere qualcosa che non urla abbastanza da farsi sentire, se non grazie a un passaparola amicale o con iniziative di libera divulgazione come questa. Da troppo tempo siamo sottoposti a una dittatura della visibilità che ci rende ciechi di fronte alle pagine “nascoste” (e non è un luogo comune che quasi sempre esse siano le migliori).

La difficoltà e il piacere di scovare ciò che non balza subito agli occhi sembra diventato il vezzo intellettuale del lettore professionista, o di quello più ingenuo (nel senso di insensibile al rumore mediaticamente recensorio di un intellettualismo di corte teso a promuovere ciò che non ne abbisogna). Di conseguenza, scegliere un buon libro comporta sempre di più quella piccola fatica solitaria di abbassare le mani sull’ultimo scaffale, muovere gli occhi sui dorsi fragili e discreti che stanno dietro alle vetrine, ed è un po’ come sedersi all’ultimo banco, o perlustrare uno sfondo, ritrovare il nascondiglio delle ultime file di un vecchio cinema, quando si poteva fumare o scambiarsi effusioni nel buio, e riscoprire così il coraggio di un dissenso, di un chiamarsi fuori, di una “nicchia” leale, non affetta da travestitismo e da aspirazioni voluttuarie.

Impedire, insomma, che il lavoro della passione disinteressata finisca sepolto vivo dall’ammasso indifferenziato di un’offerta che, come dice Saramago, ha fatto della letteratura un’operazione di Borsa, con quotazioni che salgono e che scendono, e che confina opere e operine alla funzionalità mercaticcia del prodotto, del prezzo, del premio, del leccaculismo critico, o presunto tale (anche se ormai, ciò che conta non è più il libro in senso stretto, ma il “personaggio” che lo ha creato, adottato dalla tv e “acquistato” pedissequamente). Io la penso come Stevenson, il mio piacere della lettura deriva anche e soprattutto dalla possibilità di svincolarmi da “quell’ego mostruoso, divorante, che è il nostro essere, e che per una volta viene messo in disparte”, in modo da avere altre compagnie, altre conoscenze e lezioni di vita, oltre a felicitarci del dono di una solitudine sottratta.

Rimanendo a Stevenson, penso a quanto era primaria per lui la raffigurazione di una mappa, magico e avventuroso tassello per un’indagine – esistenziale e darwiniana – che ha come ultimo scopo la scoperta di un tesoro. In questa particolare “caccia” ciò che scintilla non sono i denari con cui riempire le nostre bisacce, ma le parole, la cui luce è di gran lunga più duratura e affrancante, e non sottende, nella sua pulsione originaria, nessuna furbizia mercantile. Tra l’ideale e il possibile tuttavia può esistere un legame, ed è la ragione per cui la bellezza di certe parole va sostenuta nel mondo, persino in questo, semplificato, frettoloso, spesso ingiusto, per ripagare concretamente la verità di intenzioni laicamente “missionarie” e antagonistiche a facili attrattive che non lasciano alcun segno…

Tra i libri che ho il piacere di elencare non può mancare Kafka, col suo Un artista del digiuno (Quodlibet), perché la scrittura di Kafka risulta tersa e cristallina proprio perché priva di ambizione, e più le sue guance arrossiscono per il pudore di scrivere senza voler essere chiamato scrittore è più è scrittore. Ma ringrazio Quodlibet anche e soprattutto per avermi fatto conoscere una signora scrittrice come Dolores Prato (Giù la piazza non c’è nessuno) e il suo dichiarato, limpido autobiografismo, la sua voce autentica dove mette se stessa fino in fondo, senza la ridondanza e gli orpelli di un ego invasivo. Poi mi permetto di consigliare due grandi poeti. Il primo mi è caro perché lo conosco anche nella sua umanità ed è stato il primo a leggere i miei scritti (in tempi dove ricorrere al cospetto dei “grandi” non era la rincorsa a un contratto, a una raccomandazione editoriale, ma l’unico modo per placare una sete e una volontà di arricchimento). Si tratta di Roberto Roversi e di Tre poesie e alcune prose (Luca Sossella editore) dove come in altre sue opere la poesia è un intimismo volto caparbiamente all’esterno, e dove il cuore dell’uomo defilato dalle sciocchezze raggiunge le vette elevate di un universale che ci richiama all’ordine. La seconda, anche lei bolognese, è Patrizia Vicinelli (Non sempre ricordano, Le Lettere), che da ragazzina vedevo sfrecciare in bicicletta, coi suoi capelli corti, il viso maschile e macerato, la dolcezza disperata dei tempi, delle dipendenze, che si è riflessa nella sua poetica purtroppo poco nota. In questo elenco non può mancare Carmelo Bene con Manfred (Luca Sassella editore), che ho avuto la fortuna di vedere rappresentato, con una grande orchestra e la voce fangosa e estrema di un artista che mi manca terribilmente. Così come non lascio indietro la malinconia spassosa di Richard Brautigan (Una donna senza fortuna, ISBN), e la sua “epica della leggerezza”. Ma vorrei ricordare, sempre di ISBN, anche The Clash, per ciò che questa band ha significato per la mia generazione. E Carlo D’Amicis (La guerra dei cafoni, minimum fax) che con umiltà e fantasia ha scritto un romanzo che, pur parlando di adolescenza, non cavalca la moda delle infanzie autoriali che adesso vanno per la maggiore non solo nei romanzi di formazione. E non si può tralasciare la lucida spietatezza di Durrenmatt (Il Minotauro, Marcos y Marcos) o il genio struggente di Amelia Rosselli (E’ vostra la vita che ho perso, Le Lettere), o il talento emergente di Demetrio Paolin (Il mio nome è legione, Transeuropa)…

Grazia Verasani

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3 Risposte to “Le Vetrine d’autore del nostro Farm market: Grazia Verasani”

  1. grazia verasani Says:

    ciao!

  2. infrantumi Says:

    Bella vetrina, molto interessante e divertente. Il rischio in questi casi è di fare scelte ingessate. E invece.. i Clash! 🙂

  3. Letture lente. Seconda vetrina d’autore per ISBF – Nazione Indiana Says:

    […] leale, non affetta da travestitismo e da aspirazioni voluttuarie. (Continua a leggere QUI) Altri articoli su questo argomento:IL 17 MARZO SU http://www.isbf.it AL VIA IL PRIMO FARM MARKET […]

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