La Novità Transeuropa di Aprile: Andrea Tarabbia – La calligrafia come arte della guerra

In una scuola posta al confine tra due stati in guerra, alcune bambine imparano «l’arte del messaggio, della disciplina e dell’amor patrio» calligrafando messaggi bellici sopra le testate dei missili.

Sono orfane di una guerra di cui non si vede la fine, e le guida un Maestro di calligrafia dal passato oscuro, Horatio.

Sotto la scuola e la città che la ospita – il cui nome non è mai rivelato – c’è una seconda città speculare alla prima e le cui pareti sono dipinte di vernice al fosforo.

Come in una spietata partita a scacchi, gli abitanti della città attendono la prossima mossa dell’avversario: un missile inoffensivo, che una notte porta al di qua del confine un misterioso messaggio.

Il compito di interpretarne il contenuto è affidato a Horatio, ma non tutto andrà come dovrebbe.

«Un romanzo feroce che rappresenta il mondo attraverso una metafora legata a doppio filo col tema della scrittura, dei segni, del sesso, del sacerdozio e del sacrificio.»

Leggi le prime 50 pagine!

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La quarta di copertina di Antonio Moresco:

«In quale città è ambientato questo singolare romanzo d’esordio? Perché, sotto di essa, esiste un’altra città che corrisponde perfettamente a quella che c’è in superficie?

Perché quelli che stanno nella città di sotto non sanno niente di quello che succede nella città di sopra? Che tipo di maestro è Horatio? Che tipo di calligrafia insegna nel suo Istituto frequentato esclusivamente da adolescenti poco più che bambine, se poi parole e frasi tracciate in questa misteriosa lingua vengono scritte sulle testate dei missili?

Cosa aspettano alla fine, asserragliati nella città sotterranea, i protagonisti di questa enigmatica storia? E noi, in quale città abitiamo? In quella di sopra o in quella di sotto? Che cosa stiamo tutti aspettando?

Colpisce, in questa suggestiva opera prima, la lontananza dai modelli letterari che vanno per la maggiore (l’immediata riconoscibilità, il carattere informativo, la duplicazione, il “realismo”, ecc.), il suo avventurarsi in strade impervie e meno battute e in zone di rischio. Come quelle del cielo, anche le vie della letteratura sono infinite.»

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