Le Vetrine d’autore del nostro Farm market: Marco Rovelli

Prendersi il tempo per scegliere, prendersi il tempo per leggere. La proposta di Isbf fa appello al gusto. Ci vuole spazio per gustare il sapere, e tempo per apprenderlo. Del resto, viene alla mente, Vico nelle sue immersioni etimologiche della Scienza nuova scriveva che sapere e sapore sono affini, in ambedue i casi, si tratta di gusto. Le parole penetrano nel corpo, entrano nel sangue: vanno dunque scelte con cura, e poi gustate e lasciate risuonare. Il tentativo di Isbf, credo, ha questa bella intenzione.

Passeggiando tra le proposte di libri, vorrei lanciarmi in pochi ma caldeggiati consigli. Anzitutto, i tre libri di Arno Schmidt pubblicati da Lavieri. Schmidt è un gigante della letteratura mondiale del Novecento, un Gadda tedesco diciamo, che Lavieri ha avuto il merito di riscoprire e portarci all’attenzione. Leggendo Schmidt – nella bellissima traduzione di Domenico Pinto – le parole risuonano, si spalancano, divengono mondi che si aprono alla vista. Con Schmidt, come con Gadda, si sperimenta davvero il gusto della lingua – la sua meraviglia. Un espressionismo fatto di citazioni ipercolte e sarcasmo, lirismi e arcaismi, accostamenti inauditi di alto e basso, notazioni e interpunzioni che spazializzano come su un pentagramma qualcosa che è – musica. Leggere la trilogia, iniziando da “Dalla vita di un fauno”, che ripercorre una vita qualunque nella Germania nazista, per arrivare alla catastrofe del dopo-guerra che intrama “Brand‘s Haide”, fino alla terra di nessuno di “Specchi neri”, storia di un quasi-ultimo uomo sulla terra. Come già ho scritto, gli Specchi neri sono quelli della notte-sostanza delle cose, che poi è l’imago dell’ateismo schmidtiano, un ateismo senza requie né consolazione, rigoroso e teso, che chiede agli uomini di essere all’altezza delle proprie possibilità. Ma gli uomini non riescono, sono meschini e soldateschi (desiderosi di una Guida, e al soldo di): e di questa distruzione della ragione ad opera della ragione stessa, naturale conseguenza è la misantropia, e un sogno distruttore degli umani che non meritano se stessi. Un Illuminismo senza lumi, quello di Schmidt, ma anche Illuminismo dopo-Auschwitz, senza alcuna fede nemmeno nel progresso: rischiara, e ciò che trova è la notte, è la notte che resta. E un Illuminismo la cui materia è la lingua creatrice, una lingua barocca, pieghe che evocano e rivelano le infinite altezze possibili che pertengono all’umano, le sue meraviglie – di cui però l’umano non gode, e che perde e annichilisce nella macina meschina della Storia.

Da Arno Schmidt a Percival Everett, uno dei più geniali scrittori americani contemporanei, la cui pubblicazione in Italia è grande merito di Nutrimenti (tranne Cancellazione, edito da Instar). In particolare mi sento di consigliare Ferito, che, a differenza di testi precedenti (come il genialissimo e divertentissimo Glifo, frammentario, disseminato, traversato da riflessioni linguistiche e filosofiche, da flussi torrenziali – in un gioco in cui la cifra del postmoderno è giocata contro il postmoderno stesso, per arrivare al cuore delle cose), è una narrazione lineare, una storia che ti tiene passo passo, fino allo scioglimento atteso. Una storia, però, incatalogabile: c’è la frontiera del west, con un “rancher nero” protagonista, con cavalli e pick-up (del resto è la vita di Everett, questa, ché lui in un ranch ci ha vissuto davvero), ma non è un romanzo “western”; ci sono gli elementi classici per la costruzione di una storia “thrilling” – un omicidio che apre il racconto – ma non è un thriller, perché l’autore ti fa intuire che cosa sta per accadere, e tu lettore sai che cosa ti aspetta, ed è su altro che poni l’attenzione; il ragazzo ucciso è gay, e il romanzo, che prende spunto dall’omicidio di Matthew Shepard nel 1998, parla dell’odio per i “diversi” (“E’ un paesino normale. Quasi tutti bianchi. Gli indiani sono trattati di merda. Insomma, l’America”), ma non è – o almeno non è solo – un romanzo “sociale”. Anche in questo romanzo, come negli altri, si tratta di andare “al fondo delle cose” – e al fondo delle cose ci sono Verità: amore, dolore, morte. Si tratta di scavare, insomma, di andare oltre ogni gioco di lingua (“il linguaggio è un universo immorale”) per fare spazio alla verità dei sensi e del corpo. Fare spazio a quelle verità “elementari” (in quanto elementi di senso della vita) che emergono quando – come conclude Gus, lo zio del rancher nero, ed è l’ultima frase del libro, ad aprire ancora una volta un universo di sensi – “è finito il tempo di parlare”. Quel silenzio “profondo” – dove si sfida la paura del buio – che è lo spazio della narrazione e dell’amore.

Ma poi, tanti altri libri meritano di essere letti. A cominciare da Cristi polverizzati di Luigi Di Ruscio (Le Lettere), una scrittura che davvero rapisce, una lingua-vita che ti si appiccica addosso, che davvero fa sentire l’attrito di un’esistenza giocata al limite di mondi.

Ma anche la Prosa in prosa di Inglese – Bortolotti – Zaffarano – Broggi – Giovenale – Raos (Le Lettere) che finalmente dà spazio a una scrittura di margine che, nel nostro paese, è costretta alla clandestinità.

E La mente e le rose di Simona Castiglione, pubblicata nella collana di Transeuropa da me diretta, che riesce in un non frequente esperimento di giocare letterariamente racconti di vita (nella fattispecie, esistenze recluse nelle cliniche) con grande forza e delicatezza.

Come non segnalare poi immortali come Tristi tropici (il Saggiatore) di Claude Lévi-Strauss o Il nipote di Rameau di Denis Diderot (Quodlibet)? O, ancora, L’Antimeridiano, vol.1 di Luciano Bianciardi (Isbn), con la meravigliosa lingua de La vita agra, L’integrazione, Il lavoro culturale? O la Meditazione orale (Luca Sossella), a cui è allegato un cd in cui Pier Paolo Passolini legge, tra le altre poesie, Il canto popolare (poesia, quest’ultima, che mi è particolarmente cara, in quanto cultore del canto popolare italiano) e Le ceneri di Gramsci? O – per restare nel dominio della poesia – le 47 poesie facili e una difficile di Velimir Chlebnikov (Quodlibet)?

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