Le Vetrine d’Autore del nostro Farm market: Gilda Policastro

7 febbraio 2011

Gilda Policastro è nata a Salerno, cresciuta in Basilicata e vive attualmente a Roma. Italianista, critica, scrittrice, ha pubblicato libri di critica e di teoria letteraria e il romanzo Il farmaco (Fandango, 2010 ). In versi ha esordito con la raccolta Stagioni e altre, nel Decimo Quaderno di Poesia (Marcos y Marcos, 2010 ). Ha partecipato a rassegne e performance, vincendo, tra l’altro, il premio “Antonio Delfini”, edizione 2009 , e il premio Mazzacurati-Russo con il prosimetro La famiglia felice (d’if, 2010 ). Leggi il seguito di questo post »

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Recensione: Azzurra D’Agostino – D’aria sottile

5 giugno 2011

Saggezza è la prima parola che viene alla mente leggendo il nuovo bel libro della poetessa Azzurra D’Agostino, D’aria sottile, pubblicato nella collana Inaudita dell’editore Transeuropa. La saggezza di chi accetta le cose che trascorrono, stanno rivelate proprio nel passare, come l’aria che si respira e non la si vede, fine e antica dentro il corpo e così nuova per il giorno che deve venire. Come se /poco più di un niente/ ci separasse dal nulla, dalla sua corrente, scrive Azzurra, e questo nulla che avanza non è un dolore, come non lo è il tempo, affatto regolare o regolabile, ma sghembo sulla sua ossatura di silenzi. Perché tutto ciò che ha fine ha una bellezza quasi insopportabile, che non si afferra e muta, si fa nuvole e invenzione – solo ciò che riusciamo a inventare è nostro e per l’invenzione c’è bisogno del limite, di lasciarsene impaurire come sorprendere. Ma lo senti nell’aria che tutto/ forse finisce come dire comincia: basta imparare pienamente il poco che si è, l’esistenza data, precaria e incrollabile del mondo, sia esso la natura che toglie le parole, siano i vincoli che nutrono e spingono a rinnovare la voce degli amati. Anche nel carcere (nella poesia Celle) il mondo si fa odore penetrante, volpe, prato, un sogno fragile di resistenza che sa scuotere più della costrizione, della colpa e del sopruso. Allora questa poesia sana, pure quando fa il sangue delle ferite, acquieta, e chiede di essere commossi e partecipi nella nostra storia, nella storia di nessuno, che poi è quella di tutti.

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Recensione: Cristina Alicata – “Verrai a trovarmi d’inverno”

14 aprile 2011

“Pantelleria d’inverno alla ricerca del materno perduto”

di Delia Vaccarello

Cristina Alicata Verrai a trovarmi d’inverno Hacca

«Verrai a trovarmi d’inverno» nuovo romanzo di Cristiana Alicata sul tema dell’assenza della madre. Questo vive la protagonista in cerca di costanti prove d’amore, la dimostrazione infinita…

Quando si cresce senza «madri», il materno si cerca, si fiuta, si teme. Si adora. Da grandi si attende una prova. Sarà davvero la persona giusta? Sarà davvero l’amata capace di portarci tra le braccia dell’emozione che scalda, accompagna, nutre, con la magia di rendere liberi entrambi? Le prove d’amore sono tante. Cristiana Alicata sceglie «la visita» d’inverno. Quando fa freddo. Quando nonc’è il flusso vacanziero e distratto che moltiplica incontri spesso effimeri nella cornice separata di una delle belle isole del nostro Sud, Pantelleria. Lì dove il mare si fa eterno e ferma il tempo, e può allearsi con chi non vuole crescere. Verrai a trovarmi d’inverno è il titolo del suo ultimo romanzo uscito in questi giorni per le edizioni Hacca. L’isola a gennaio non è la stessa che a giugno. Leggi il seguito di questo post »

Assaggi: “Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? racconti dall’Europa dell’est”

30 marzo 2011

tratto dalla raccolta: Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? , Caravan edizioni

di Zoltán Korösi: Paprika

traduzione di Dora Varnai.

Budapest/Ungheria

“Ci sono città femmine e ci sono città maschi, in alcuni casi è necessaria una lunga pratica per poter scoprire a quale categoria una città appartenga, e poi può anche succedere che una città col passare del tempo muti il proprio sesso, a volte sono i piccoli dettagli a fare la differenza, Budapest per esempio è una triste signora ormai sulla via del tramonto, che ogni tanto mette mano alla scatola dei cosmetici e si scuote, lo può vedere chiunque, basta guardare il Danubio, il cespuglio dell’isola Margherita, le colline di Buda che formano i seni, e una signora sa bene che l’uomo va preso per la gola, bisogna far mangiare la bestia, per esempio ai budapestini piace mangiare il gírosz, non c’è alcun dubbio, forse a causa dei venti che soffiano da sud, o forse piuttosto in memoria delle greggi di pecore dell’Alföld, e non è escluso nemmeno che sia semplicemente a causa del sapore, e così ormai gírosz è diventata una parola ungherese, i magiari mangiano il gírosz, con la i lunga e la esse-zeta, con i sottaceti, la panna acida e la paprika di Kalocsa, così diventa piccante il doppio,

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Articolo: Una piccola nota sulla distribuzione

10 febbraio 2011

di Enrico Piscitelli.

[Mi piacerebbe che questo intervento sulla distribuzione fosse letto tenendo d’occhio questo intervento di Vincenzo Ostuni sulla qualità nell’editoria, ecc. a. i.]


Qualche tempo fa, Andrea Inglese ha pubblicato su Alfabeta2 una mia piccola nota, sulla situazione attuale della narrativa italiana – non di major. Scrivevo, in quella nota: “la narrativa italiana ha un riscontro bassissimo. Al momento, il più basso degli ultimi anni. I librai prenotano pochissime copie dei libri di narrativa. Non si fidano. Sanno, o qualcuno ha detto loro, che venderanno solo un piccolissimo numero di romanzi italiani, e solo di alcuni autori. Qui stiamo parlando di numeri così bassi, che cinquecento copie vendute di un libro di una piccola casa editrice, sono un successo clamoroso, roba da brindare col prosecco”. Leggi il seguito di questo post »

Recensione: Hans Henny Jahnn – “13 storie inospitali”

19 gennaio 2011

“Le storie inospitali di Jahnn”

di Marco Rovelli

Hans Henny Jahnn, 13 storie inospitali, Lavieri.

L’editore Lavieri ci ha dato un altro libro nella sua preziosa collana Arno:  13 storie inospitali di Hans Henny Jahnn, per la traduzione di Elisa Perotti.  Scrittore tedesco della prima metà del novecento, molto poco conosciuto (basta vedere quante poche occorrenze su google…). Con le tredici storie di questo libro è come leggere fiabe. Pure e cristalline nella loro crudeltà. Storie stratificate, complesse, fitte di rimandi interni, e insieme lineari e godibilissime, grazie a una straordinaria raffinatezza psicologica. Leggi il seguito di questo post »

Assaggi: Paolo Zanotti – “Bambini bonsai”

13 gennaio 2011

Paolo Zanotti, Bambini bonsai, Ponte alle Grazie.

Sofia, so che ormai è tardi. È finita l’infanzia, sono passate le tempeste. Eppure mi sorprendo sempre a tornare a quegli anni, testardo come un’ape che batte i campi verso l’arnia lontana e insieme soffocato da uno di quei sensi di colpa enormi, completi come mondi, che si possono provare solo da bambini.
È tardi, ma vorrei comunque provare a spiegarti quel che è successo allora, quando il cielo era diverso, allora, quando, almeno per un istante, abbiamo avuto la fortuna di abitare lo stesso tempo, di vivere la stessa pioggia. Tu nella tua gabbia protetta, io disperso nei vicoli inondati, confuso tra i fantasmi ma bene attento a raccogliere tutti i segnali che mi lanciavi dal tuo sonno: un giocattolo, un disegno, la carta di una merendina o anche solo un pianto registrato. Per decifrarli ci voleva una gran pratica della lingua disarticolata dell’infanzia. Leggi il seguito di questo post »

Recensione: Antonio Franchini – “Signore delle lacrime”

12 gennaio 2011

di Barbara Greggio

Antonio Franchini, Signore delle lacrime, Marsilio.

Il viaggio dell’io narrante assume i contorni di una peregrinazione verso l’interno, nella parte più intima dell’uomo – fatta di memoria e passato – più che di un’esplorazione scientifica dei luoghi raggiunti. Dai ghat di Benares, le pire funerarie dove chi ha abbastanza soldi per pagarsi la legna da ardere brucia il corpo fino a divenire cenere da sciogliere nel Gange, si passa d’istinto agli scoli dell’infanzia, fatti per essere saltati, risaliti o attraversati.

La morte è meno dolorosa da affrontare, se vista da fuori, in uno spazio in cui non si è soli. L’odore dei corpi che bruciano crea sbigottimento, perché non nauseabondo, come di carne arrostita. I mendicanti che racimolano poche rupie si fanno testimoni di una riflessione intima e silenziosa, di rimandi temporali che solo il lettore ha il privilegio di cogliere. Leggi il seguito di questo post »

Video: Intervista a Fabio Guarnaccia – “Più leggero dell’aria”

5 gennaio 2011

Fabio Guarnaccia, Più leggero dell’aria, Transeuropa Edizioni

Recensione: Paul Goma – “L’arte della fuga”

3 gennaio 2011

di Raul Perchet

Paul Goma, L’arte della fuga, Voland

Per un romanzo polifonico come questo, un titolo così, allusivo e bachiano quanto basta, è certamente adatto. Peccato che non renda – non possa rendere – alla perfezione il titolo originale, che in italiano suonerebbe “L’arte della ri-fuga”: perché qui, più che la semplice fuga, è la sua reiterazione a scatenare gli effetti comici e satirici e a determinare nel lettore la consapevolezza dell’enormità di quel delitto collettivo che chiamiamo Storia.

Goma scrive un romanzo di formazione sui generis, con un bambino protagonista – figlio unico di una coppia di insegnanti – che racconta gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza a partire dal 1944, quando l’intera famiglia deve lasciare la Bessarabia e rifugiarsi in Transilvania. Leggi il seguito di questo post »