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	<title>Internet Slowbookfarm</title>
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		<title>Recensione: Azzurra D&#8217;Agostino – D&#8217;aria sottile</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 14:08:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Saggezza è la prima parola che viene alla mente leggendo il nuovo bel libro della poetessa Azzurra D’Agostino, D’aria sottile, pubblicato nella collana Inaudita dell’editore Transeuropa. La saggezza di chi accetta le cose che trascorrono, stanno rivelate proprio nel passare, come l’aria che si respira e non la si vede, fine e antica dentro il corpo e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1476&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Azzurra D'Agostino – D'aria sottile" src="http://www.isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/q_119_9788875801274.jpg" alt="" width="192" height="288" />Saggezza è la prima parola che viene alla mente leggendo il nuovo bel libro della poetessa <strong><a href="http://www.isbf.it/node/1430" target="_blank">Azzurra D’Agostino</a></strong><a href="http://www.isbf.it/node/1430" target="_blank">,</a> <strong><em><a href="http://www.isbf.it/node/1430" target="_blank">D’aria sottile</a></em></strong>, pubblicato nella collana Inaudita dell’editore Transeuropa. La saggezza di chi accetta le cose che trascorrono, stanno rivelate proprio nel passare, come l’aria che si respira e non la si vede, fine e antica dentro il corpo e così nuova per il giorno che deve venire. <em>Come se /poco più di un niente/ ci separasse dal nulla, dalla sua corrente</em>, scrive Azzurra, e questo nulla che avanza non è un dolore, come non lo è il tempo, affatto regolare o regolabile, ma <em>sghembo sulla sua ossatura di silenzi</em>. Perché tutto ciò che ha fine ha una bellezza quasi insopportabile, che non si afferra e muta, si fa nuvole e invenzione – solo ciò che riusciamo a inventare è nostro e per l’invenzione c’è bisogno del limite, di lasciarsene impaurire come sorprendere. <em>Ma lo senti nell’aria che tutto/ forse finisce come dire comincia</em>: basta imparare pienamente il poco che si è, l’esistenza data, precaria e incrollabile del mondo, sia esso la natura che toglie le parole, siano i vincoli che nutrono e spingono a rinnovare la voce degli amati. Anche nel carcere (nella poesia <em>Celle</em>) il mondo si fa odore penetrante, volpe, prato, un sogno fragile di resistenza che sa scuotere più della costrizione, della colpa e del sopruso. Allora questa poesia sana, pure quando fa il sangue delle ferite, acquieta, e chiede di essere commossi e partecipi nella nostra storia, nella storia di nessuno, che poi è quella di tutti.</p>
<p><span id="more-1476"></span>Tre sezioni scandiscono il libro: <strong>Il mondo esiste</strong>(titolo preso da un verso di Montale), che indica una rotta da seguire, lentamente dal quotidiano, dal paesaggio attorno all’intimo dove questi si fanno pensiero e tremore, uguaglianza di ogni essere che si muova o stia fermo – <em>“no, non è vero. L’attimo non/ scocca. L’attimo è. Noi siamo,/ lo sentite?”</em>, dice il poeta Franco Loi, nel testo a lui dedicato. <strong>Dal silenzio</strong>, dove il silenzio è il dialetto dell’Appennino Emiliano, una lingua che nasce dal concreto di legami familiari e che è sempre sul punto di perdersi come certe profonde memorie infantili o la vecchiaia dei propri cari, solida di esperienza e buia nel futuro, e non è un caso che l’ultima poesia della sezione sia dedicata al compagno, un dono all’altro: è così che non ci perdiamo – consegnandoci, interi, nelle nostre imperfezioni. E infine <strong>Essere amati</strong>, luogo di vivi e di morti, dove i vivi spaventano più dei morti, perché loro è l’inquietudine, lo smarrirsi, la pretesa di essere qualcosa d’altro più duraturo, più visibile, meno mortale e così meno umano o animale, meno parte di questa terra. I morti, che lo sappiano o meno, sono come certe stelle, <em>pure spente, non importa,/ restano stelle, e per noi è uguale</em>, hanno tutta una strana luce che viene dagli occhi di chi li sa amare, di chi si pone in ascolto del proprio tempo mai lontano, mai del tutto esauribile quando viviamo.</p>
<p>Su Azzurra e sulla sua poesia per me è impossibile tacere il piano personale. Ogni suo testo, questo suo libro come i precedenti, mi arriva come dall’altra parte di un’acqua in cui io stessa mi immergo. Azzurra abita sulle montagne che mi sono care, tra la Toscana e l’Emilia Romagna. Ci separano le curve, i confini cartografici. Leggerla è come salire per i monti, nei boschi aspri, i borghi semi-abbandonati, i giochi di tanti anni fa fermi sui pavimenti di pietra nuda, i vecchi che sono sempre gli ultimi a lasciare il paese, gli animali che raspano, volano, si nascondono, saltano sulla strada, belli e indifferenti. È soprattutto ritrovare quel preciso sentimento, che non so come altro dire, è una resa alla vallata aperta, quando si è in cima, che sembra stia tutta contenuta in quello spazio così piccolo delle proprie ossa, straziato dall’insicurezza, la mia o quella degli altri, che d’improvviso si fa vasto e in pace. C’è una misura in queste poesie, una persona composta, che discende da lì, una me che non è più Azzurra e nemmeno io che leggo, che mi dice di saper attendere, di saper passare, che non importa il male, il terrore o la disperazione, che conta sentire, nonostante tutto, come è semplice respirare.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Francesca Matteoni</em></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/19/daria-sottile/" target="_blank">Nazione Indiana</a> &#8211; 19/05/11</p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<div></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1476/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1476/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1476/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1476/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1476/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1476/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1476/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1476/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1476/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1476/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1476/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1476/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1476/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1476/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1476&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Recensione: Cristina Alicata &#8211; &#8220;Verrai a trovarmi d&#8217;inverno&#8221;</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/04/14/recensione-cristina-alicata-verrai-a-trovarmi-dinverno/</link>
		<comments>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/04/14/recensione-cristina-alicata-verrai-a-trovarmi-dinverno/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 09:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Pantelleria d’inverno alla ricerca del materno perduto&#8221; di Delia Vaccarello Cristina Alicata Verrai a trovarmi d&#8217;inverno Hacca «Verrai a trovarmi d’inverno» nuovo romanzo di Cristiana Alicata sul tema dell’assenza della madre. Questo vive la protagonista in cerca di costanti prove d’amore, la dimostrazione infinita&#8230; Quando si cresce senza «madri», il materno si cerca, si fiuta, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1467&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;">&#8220;Pantelleria d’inverno alla ricerca del materno perduto&#8221;</h3>
<p style="text-align:justify;">di <strong>Delia Vaccarello</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Cristina Alicata</strong><em> <a href="http://www.isbf.it/node/1401" target="_blank">Verrai a trovarmi d&#8217;inverno</a> </em>Hacca <strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.isbf.it/node/1401"><img class="alignleft" style="border:1px solid black;" src="http://www.isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/imgopera.php_.jpeg" alt="" width="198" height="281" /></a>«Verrai a trovarmi d’inverno» nuovo romanzo di Cristiana Alicata sul tema dell’assenza della madre. Questo vive la protagonista in cerca di costanti prove d’amore, la dimostrazione infinita&#8230;</p>
<p>Quando si cresce senza «madri», il materno si cerca, si fiuta, si teme. Si adora. Da grandi si attende una prova. Sarà davvero la persona giusta? Sarà davvero l’amata capace di portarci tra le braccia dell’emozione che scalda, accompagna, nutre, con la magia di rendere liberi entrambi? Le prove d’amore sono tante. Cristiana Alicata sceglie «la visita» d’inverno. Quando fa freddo. Quando nonc’è il flusso vacanziero e distratto che moltiplica incontri spesso effimeri nella cornice separata di una delle belle isole del nostro Sud, Pantelleria. Lì dove il mare si fa eterno e ferma il tempo, e può allearsi con chi non vuole crescere. Verrai a trovarmi d’inverno è il titolo del suo ultimo romanzo uscito in questi giorni per le edizioni Hacca. L’isola a gennaio non è la stessa che a giugno.<span id="more-1467"></span></p>
<p style="text-align:justify;">La visita è gesto mirato, preciso, è una lettera d’amore che mantiene mentre promette. Tra alcune morti premature, abusi, tenerezze, e la sensazione che il dolore e il male ce li procuriamo da noi (un incidente in moto che è di fatto intenzionale, un infarto per la sconfitta elettorale) gli ultimi 40 anni italiani vengono visti dagli occhi della protagonista, Elena, figlia di Sessantottini.<br />
La madre muore dandola alla luce, il padre mette su un ristorante nel cuore rosso della capitale, Testaccio. Dice Alicata in appendice: «il babbo nella sua cucina è dedicato a quella generazione che noi odiamo e amiamo insieme, con la stessa tenerezza e un po’ di invidia». Nell’86 «il materno» fa capolino in un rudere umbro accanto a quello del papà: ci sono, con altri giovani, Francesca ed Emily. Loro sanno che «non sempre c’è bisogno di fare il maschio». Tra squilibri e contrasti, Emily è il punto di assorbimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Contenere senza distruggere o soffocare, soffrire senza farsi sradicare, navigare nelle tempeste e restare vitali : «il materno» è anche questo (lo possono dare anche gli uomini, senon vengono stravolti dalla mannaia dei ruoli sociali). IL PREGIUDIZIO CHE OSCURA Elena cerca, e la sua vita come sovente avviene quando il pregiudizio oscura la realtà negando gesti e parole, si divide in due: una accettabile per gli altri, l&#8217;altra invisibile e fondamentale. A tentare di sanare le due metà, sorge e fa da ponte nell&#8217;animo e nei gesti una richiesta di «assoluto», una ossessione. Impalpabile e onnipresente come «un alito di vento». Un rapimento che diventa bussola per orientarsi e dire di no al fratello «acquisito», Mattia, che a più riprese manifesta amore e passione per Elena. Lo stile di Cristiana Alicata è piano, godibile, dettagliato, cronachistico, finché sorge nella lingua inaspettato lo slancio dell&#8217;espressione interna, il punto in cui il fuori si fa specchio del dentro: «Ed era quella la prova d&#8217;amore dell&#8217;isola. Venire d&#8217;inverno.</p>
<p style="text-align:justify;">Quello l&#8217;abisso, la prova da superare, la dimostrazione infinita». Ma vedere soddisfatta la prova d&#8217;amore non è sempre cosa buona, se l&#8217;amore è parola che può nascondere gli scenari dell&#8217;ossessione, della «complicazione», di un impossibile risarcimento. L&#8217;amore è lieve e forte. Le dimostrazioni sono frutto del suo libero arbitrio. Tutte da interpretare. È arte, mistero. La parentesi nell&#8217;isola di Pantelleria della protagonista diventa un&#8217;esperienza di formazione, che si conclude con il sapore incompiuto del tempo aperto, in divenire, quello che ci rende forti e capaci di vivere, sapendo che possiamo affrontare dolori, mancanze, meraviglie.</p>
<p style="text-align:justify;"><em><a href="http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2015000/2013188.xml?key=cristiana+alicata&amp;first=1&amp;orderby=0" target="_blank">L&#8217;Unità</a></em>,  21/03/2011.</p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1467/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1467&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Assaggi: &#8220;Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? racconti dall&#8217;Europa dell&#8217;est&#8221;</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/03/30/assaggi-pensi-che-ci-saremmo-potuti-conoscere-in-un-bar-racconti-dalleuropa-dellest-caravan-edizioni/</link>
		<comments>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/03/30/assaggi-pensi-che-ci-saremmo-potuti-conoscere-in-un-bar-racconti-dalleuropa-dellest-caravan-edizioni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 15:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto dalla raccolta: Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? , Caravan edizioni di Zoltán Korösi: Paprika traduzione di Dora Varnai. Budapest/Ungheria &#8220;Ci sono città femmine e ci sono città maschi, in alcuni casi è necessaria una lunga pratica per poter scoprire a quale categoria una città appartenga, e poi può anche succedere che una città [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1450&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto dalla raccolta: <em><a href="http://isbf.it/node/1309" target="_blank">Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar?</a> , </em>Caravan edizioni</p>
<p>di Zoltán Korösi:<em> <span style="font-weight:bold;">Paprika</span></em></p>
<p><em><span style="font-weight:bold;"><span style="font-style:normal;font-weight:normal;">traduzione di Dora Varnai.</span></span></em></p>
<p><em>Budapest/Ungheria</em></p>
<p><img class="alignright" src="http://slowbookfarm.files.wordpress.com/2011/03/racconti_cop_web.png?w=207&#038;h=288" alt="" width="207" height="288" /></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Ci sono città femmine e ci sono città maschi, in alcuni casi è necessaria una lunga pratica per poter scoprire a quale categoria una città appartenga, e poi può anche succedere che una città col passare del tempo muti il proprio sesso, a volte sono i piccoli dettagli a fare la differenza, Budapest per esempio è una triste signora ormai sulla via del tramonto, che ogni tanto mette mano alla scatola dei cosmetici e si scuote, lo può vedere chiunque, basta guardare il Danubio, il cespuglio dell’isola Margherita, le colline di Buda che formano i seni, e una signora sa bene che l’uomo va preso per la gola, bisogna far mangiare la bestia, per esempio ai budapestini piace mangiare il <em>gírosz</em>, non c’è alcun dubbio, forse a causa dei venti che soffiano da sud, o forse piuttosto in memoria delle greggi di pecore dell’Alföld, e non è escluso nemmeno che sia semplicemente a causa del sapore, e così ormai <em>gírosz</em> è diventata una parola ungherese, i magiari mangiano il <em>gírosz</em>, con la i lunga e la esse-zeta, con i sottaceti, la panna acida e la paprika di Kalocsa, così diventa piccante il doppio,</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1450"></span> il miglior venditore di <em>gírosz</em> della città è fuor di discussione quello all’incrocio tra il viale circolare Ferenc e via Ülloi, almeno così mi ha detto Attila, e se c’è qualcuno veramente competente a fare tale constatazione, quello è lui, considerato che negli ultimi anni ha svolto un assiduo lavoro di ricerca, ha perfino una mappa, sulla quale annota le sue valutazioni, pesa centoventi chili e mangia molta carne, non la mappa, ma Attila, che dà anche i voti, valuta per esempio la consistenza della carne, la freschezza del panino, così questo venditore di gírosz è risultato essere il suo primo della classe, uno studente con il massimo dei voti, fuori, sulla via Ülloi, rombano le macchine, il gas di scarico aleggia azzurro davanti alle mura scrostate dell’ex caserma, nel sottopasso la porta dei gabinetti pubblici è spalancata, può entrare chiunque, se ne ha voglia, le strisce colorate di plastica montate sullo stipite della porta non trattengono nemmeno gli odori, la puzza di cloro e di urina si mischia alla corrente che tira dal tunnel del metrò, pochi passi più avanti gli zingari vendono la paprika, i garofani e i pomodori appena rubati, hanno una organizzazione estesa, sotto le ragazze e le donne vendono la merce&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<div style="text-align:justify;"><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></div>
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		<title>Articolo: Una piccola nota sulla distribuzione</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/02/10/1441/</link>
		<comments>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/02/10/1441/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 15:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[di Enrico Piscitelli. [Mi piacerebbe che questo intervento sulla distribuzione fosse letto tenendo d'occhio questo intervento di Vincenzo Ostuni sulla qualità nell'editoria, ecc. a. i.] Qualche tempo fa, Andrea Inglese ha pubblicato su Alfabeta2 una mia piccola nota, sulla situazione attuale della narrativa italiana – non di major. Scrivevo, in quella nota: “la narrativa italiana ha un riscontro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1441&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/"><img class="alignright" src="http://static7.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/Nazione_Indiana_logotipo.png" alt="" width="210" height="210" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">di<strong> Enrico Piscitelli.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong><span style="font-style:italic;">[Mi piacerebbe che questo intervento sulla distribuzione fosse letto tenendo d'occhio <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/02/03/per-la-liberazione-dei-lettori/">questo intervento</a> di Vincenzo Ostuni sulla qualità nell'editoria, ecc. a. i.]</span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Qualche tempo fa, Andrea Inglese ha pubblicato su <a href="http://www.alfabeta2.it/"><em>Alfabeta2</em></a> una mia <a href="http://www.alfabeta2.it/2010/11/08/una-piccola-nota-sullattuale-situazione-della-narrativa-in-italia/">piccola nota</a>, sulla situazione attuale della narrativa italiana – non di major. Scrivevo, in quella nota: “la narrativa italiana ha un riscontro bassissimo. Al momento, il più basso degli ultimi anni. I librai prenotano pochissime copie dei libri di narrativa. Non si fidano. Sanno, o qualcuno ha detto loro, che venderanno solo un piccolissimo numero di romanzi italiani, e solo di alcuni autori. Qui stiamo parlando di numeri così bassi, che cinquecento copie vendute di un libro di una piccola casa editrice, sono un successo clamoroso, roba da brindare col prosecco”.<span id="more-1441"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Questa nota è stata ripubblicata da molti. Per esempio da Loredana Lipperini, nel suo blog. Lì, nei commenti, Federico Guglielmi (Wu Ming 4), scrive: “quanto all’intervento di cui sopra, non mi sembra (più) vero che nessuno scrive questa verità. Forse non è sbandierata a titoli cubitali sui giornali, ma in realtà è risaputa e sotto gli occhi di tutti”. Ma, soprattutto, Guglielmi si chiede cosa fare e come agire. Domande impegnative, e importanti. Senza dubbio.</p>
<p style="text-align:justify;">Nicola Lagioia, invece, sempre negli stessi commenti, scrive: “tra le altre cose, lavoro da anni come editor in una piccola casa editrice, e cioè minimum fax e – dati alla mano – i numeri non sono quelli di Piscitelli. Quando vendiamo 500 copie di un esordiente, non brindiamo a champagne e nemmeno a prosecco, ci chiediamo in cosa abbiamo sbagliato, visto che nel libro mandato in libreria credevamo tutti”. Ma Minimum fax è, davvero, una piccola casa editrice? Spulciando il suo catalogo, si può vedere che ha pubblicato nel 2010 quarantatré titoli, in dieci collane. Quella di narrativa italiana, però, Nichel – diretta da Lagioia – pubblica solo sei libri all’anno. Sei libri su quarantatré. Dovrebbe far riflettere anche questo, secondo me.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche Mauro Baldrati ha ripreso il mio pezzo, su Nazione indiana: “come uscire dal Grande Terrore?”, scrive Mauro, “non facciamoci illusioni. Noi, e i nostri figli, non rivedremo le grandi pianure d’Africa di nuovo popolate di elefanti, leoni, rinoceronti e gazzelle che vivono in armonia con l’ambiente. Forse però continueremo a vederli nelle riserve e nei parchi naturali. Il Grande Terrore può causare l’estinzione della letteratura”. Baldrati invita a ragionare sui meccanismi della distribuzione, e prende come esempio Senzapatria, editore che si è inventato una modalità nuova di vendere i suoi libri.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco, ha ragione Baldrati: è davvero il caso di esaminare questi meccanismi. O di provarci, almeno.</p>
<p style="text-align:justify;">Il mercato del libro in Italia vede sempre più il predominio di posizioni consolidate e dominanti. I principali attori sono presenti in tutta la filiera. Ovvero, fanno tutto: sono editori, stampatori, distribuori, promotori, librai. Prendiamo, per esempio, il gruppo Mondadori, l’azienda più grande nel settore editoriale. Mondadori possiede i marchi Mondadori, Einaudi, Sperling &amp; Kupfer, Electa, Piemme, Harmony, EL, Frassinelli. Come distributore opera la Distribuzione Libri Mondadori, che distribuisce, oltre ai libri delle case editrici del gruppo, altri editori di primo piano come Rai-Eri, e Baldini Castoldi Dalai. Per la vendita diretta esistono nove Mondadori Multicenter (megastore), e 16 librerie Mondadori, di proprietà del gruppo, oltre a centinaia di punti vendita in franchising. Il gruppo Mondadori ha anche un suo sito di vendita on-line di libri e prodotti <em>media</em>, BookOnLine (BOL). A tutto questo, vanno aggiunti Mondolibri-Club degli Editori (di cui fanno parte, fra gli altri: Ok Musica, Junior Club, e Euroclub) e Piemme direct, che operano nelle vendite per corrispondenza tramite catalogo.</p>
<p style="text-align:justify;">Mondadori, insomma, è in grado di riempire un’intera libreria. Anche con buoni libri, fra l’altro – basti pensare al catalogo Einaudi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora, immaginiamo di voler creare una casa editrice. Secondo NielsenBookScan, nel 2009 l’on-line aveva una quota di mercato del 3,5 percento. Questo vuol dire che tutti gli altri libri – il 96,5 percento – si vendono ancora attraverso i canali di vendita “tradizionali”: librerie, di catena e indipendenti, edicole, grande distribuzione organizzata. E arrivare in libreria è difficile. Servono un distributore e un promotore. Il primo è quello che ha, fisicamente, gli scatoloni con i libri della nostra, ipotetica, nuova casa editrice. Il secondo, il promotore, convincerà il libraio a prendere – e si spera: vendere – i nostri libri. In alcuni casi i due ruoli coincidono, e alcuni distributori hanno anche una propria rete di agenti librari.</p>
<p style="text-align:justify;">Per esempio, sul sito di Dehoniana Libri – un distributore meno noto di Messaggerie, Cda, Pde o Nda, ma anche parecchio efficiente – si legge: “la promozione degli editori rappresentati avviene attraverso una propria rete costituita da 18 agenti, coordinati da un Responsabile della rete promozionale coadiuvato da due Capi area (Nord e Centro/Sud). Secondo un calendario prestabilito nel corso dell’anno, sono previste visite periodiche alle librerie per la presentazione delle novità annunciate dall’Editore, delle strenne, delle riproposte di catalogo e delle iniziative promozionali concordate, quali, ad esempio, campagne ad hoc su particolari tematiche, collane, autori o altro”.</p>
<p style="text-align:justify;">Distributore e promotore hanno un ruolo fondamentale. Un editore con cui collaboro, parlando del suo distributore, dice sempre “il mio socio di maggioranza”. Questo perché, per fare il suo mestiere, il distributore prende una grossa fetta del prezzo di copertina. Spesso, però, lo fa male, questo mestiere. Non propone i libri, non ha agenti, si limita a inviare qualche lista, qualche file excel, e a mandare poi i titoli su richiesta del libraio – nel peggiore dei casi: in ritardo, o dopo molti solleciti.</p>
<p style="text-align:justify;">Oltretutto – oltre alla percentuale sul prezzo di vendita – il distributore reclama diverse condizioni, per accettare un editore nella sua <em>squadra</em>. Un certo numero di titoli all’anno, per esempio. O un nome di grido. Vorrà insomma partecipare alla programmazione editoriale della casa editrice. Spesso, senza conoscere davvero gli autori e i libri.</p>
<p style="text-align:justify;">È un bel problema: senza distributore, una casa editrice dovrà piazzare i suoi libri direttamente, libreria per libreria, o venderli on-line, dal proprio sito. Con un distributore, invece, la parte propriamente commerciale<em>dovrebbe</em> essere coperta.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma ci sono soluzioni alternative alla distibuzione canonica?</p>
<p style="text-align:justify;">Mi aveva incuriosito un’intervista di Andrea Cortellessa a Nanni Balestrini. Balestrini parlava di Area: “verso il 1976-77, poi, inventammo Area: una federazione di una dozzina di piccole iniziative editoriali come la Cooperativa scrittori, l’Erba voglio, Aut Aut, eccetera (molte erano espressione di aree politiche, appunto), che messe assieme componevano un’entità di medie proporzioni, con una buona distribuzione e ottimi risultati commerciali”.</p>
<p style="text-align:justify;">Incuriosito, assai, ho cercato notizie in Rete, su Area. Ma ho trovato solo qualche informazione nell’Archivio Primo Moroni: “ chiudemmo anche la Cooperativa Area che rappresentava il più organico tentativo di creare una struttura editoriale produttiva che avesse la forza di confrontarsi con i grandi organismi di distribuzione editoriale che, com’è noto, sono da sempre uno dei nodi strategici della diffusione della cultura in Italia. Nell’Area avevamo riunito sotto un unica sigla editoriale una decina di case editrici autogestite (Squi/libri, Librirossi, Edizioni del No, Coop Scrittori, Edizioni delle Donne, Lavoro Liberato, ecc.) che, complessivamente, pubblicavano un numero di titoli sufficienti da permetterci l’accesso alle Messaggerie Italiane che era e rimane l’organismo distributivo più importante del panorama editoriale italiano” (Primo Moroni).</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, cos’era Area? Io l’ho chiesto direttamente a Nanni Balestrini. Area – mi ha detto – era una struttura comune, una redazione unica, una alleanza di fatto fra un buon numero di case editrici vicine al Movimento [Nanni, quando gli ho chiesto di Area, l'ha usata spesso, questa parola:<em>Movimento</em>]. L’intento era dividere le spese, e fare blocco nei confronti dei distributori, delle tipografie, delle librerie. Fu chiusa nel 1978, dopo perquisizioni, e minacce niente affatto velate. Quei libri lì, pubblicati dai soci di Area, davano fasrtidio. Da quell’esperienza, nacque Alfabeta.</p>
<p style="text-align:justify;">Un’idea semplice e, allo stesso tempo, <em>rivoluzionaria</em>. Della quale non v’è più traccia. Pare esista una tesi di laurea, sui due anni di vita di Area, e nulla più, a parte i ricordi di chi c’era.</p>
<p style="text-align:justify;">E oggi, esistono idee “diverse”? Quali sono? La risposta è sì. Tra mille difficolta: sì. Ne cito tre, diverse fra loro.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.produzionidalbasso.com/">Produzioni dal basso</a> sfrutta le potenzialità della Rete. Funziona così: chiunque lo voglia, può proporre un progetto. La Rete, gli iscritti al sito, possono sottoscrivere il progetto e pagarne una quota. Con questo sistema è stato finanziato, fra gli altri, il documentario <em>Una montagna di balle</em>, sull’emergenza rifiuti in Campania. 506 persone hanno prenotato una copia del DVD, pagando quasi sei euro a testa. Anche alcuni libri sono stati finanziati e prevenduti – e quindi: distribuiti – con questo sistema. Saltando quindi gli intermediari – editori inclusi. [Si veda anche <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/26/finanziare-il-lavoro-creativo-produzioni-dal-basso/">questa intervista</a>apparsa su NI.]</p>
<p style="text-align:justify;">Un altra idea:<em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/10/01/perche-abbiamo-scelto-di-fare-i-libri-delle-murene/">Murene</a></em> di Nazione indiana. <em>Murene</em> è una collana che propone testi di  poesia, saggistica e narrativa. Un comitato di redazione sceglie i titoli. I libri sono autoprodotti e acquistati per abbonamento – tre libri l’anno per 20 euro. Sul sito di Nazione indiana si legge: “abbiamo calcolato che 200 abbonamenti dovrebbero permetterci di andare in pari con le spese vive della produzione (le uniche che abbiamo deciso di tenere in conto): impaginazione, stampa, spedizione e spese di gestione del sistema PayPal”. Un altro modo, insomma, di saltare a piè pari distribuzione e librerie. [Per una <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/09/08/la-vera-alternativa-e-lautoproduzione/">riflessione sull'autoproduzione</a> e <em>Murene</em>.]</p>
<p style="text-align:justify;">Ultima idea: Senzapatria, ovvero la casa editrice di cui parla Baldrati, nel suo pezzo. Anche qui, incuriosito, ho chiesto direttamente all’editore, Carlo Cannella. Mi ha detto, Carlo, che i libri di Senzapatria, sono venduti negli Automatic Free Shop, ovvero quei negozietti pieni di ditributori automatici tutti arancioni, che vendono merendine, bevande, gelati, aperti ventiquattro ore su ventiquattro. E libri, ora, anche. Ma la rivoluzione, in questo, è soprattutto nel fatto che gli associati ad Automatic Free Shop <em>acquistano</em> i libri di Senzapatria. Non possono renderli, come invece possono fare le librerie. I libri, insomma, sono trattati come ogni altro bene di consumo.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche questa è un’ottima idea.</p>
<p style="text-align:justify;"><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/10/una-piccola-nota-sulla-distribuzione/" target="_blank">Nazione Indiana</a>, 10/02/2011.</em></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1441/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1441/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1441/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1441/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1441/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1441/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1441/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1441&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le Vetrine d’Autore del nostro Farm market:  Gilda Policastro</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/02/07/le-vetrine-d%e2%80%99autore-del-nostro-farm-market-gilda-policastro/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 09:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le Vetrine di Isbf]]></category>

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		<description><![CDATA[Gilda Policastro è nata a Salerno, cresciuta in Basilicata e vive attualmente a Roma. Italianista, critica, scrittrice, ha pubblicato libri di critica e di teoria letteraria e il romanzo Il farmaco (Fandango, 2010 ). In versi ha esordito con la raccolta Stagioni e altre, nel Decimo Quaderno di Poesia (Marcos y Marcos, 2010 ). Ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1429&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }@font-face {   font-family: "Tahoma"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }em {  }p { margin: 12pt 0cm; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignright" src="http://inaudita.it/anagrafiche/21-policastro.JPG" alt="" width="147" height="197" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gilda Policastro </strong>è nata a Salerno, cresciuta in Basilicata e vive attualmente a Roma.  Italianista, critica, scrittrice, ha pubblicato libri di critica e di  teoria letteraria e il romanzo <em>Il farmaco</em> (Fandango, 2010 ). In versi ha esordito con la raccolta <em>Stagioni e altre</em>, nel <em>Decimo Quaderno di Poesia</em> (Marcos y Marcos, 2010 ). Ha partecipato a rassegne e performance,  vincendo, tra l’altro, il premio “Antonio Delfini”, edizione 2009 , e il  premio Mazzacurati-Russo con il prosimetro <em>La famiglia felice </em>(d’if, 2010 ).<span id="more-1429"></span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/654" target="_blank"><img class="alignleft" style="border:1px solid black;" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/9788860364449.jpg" alt="" width="123" height="193" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/654" target="_blank">G. Mazzoni, <em>I mondi</em><em>, </em>Donzelli</a>. Un libro al tempo stesso classico e moderno: poesia e inserti di prosa in una lingua sorvegliatissima, esatta, che sonda le profondità anche a partire dalla superficie: una cena borghese con neonato diventa l’occasione di riflettere sulle “generazioni”, sull’incrocio tra mondi diversi, tra vite potenziali, proiezioni tanto di desideri che di paure, nell’impossibilità di relazionarsi a null’altro che alle proprie percezioni e visioni.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1223"><img class="alignright" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/cover_26.jpg" alt="" width="131" height="197" /></a><a href="http://isbf.it/node/1223" target="_blank">I. Bachmann, P. Celan, <em>Troviamo le parole</em><em>, </em>nottetempo</a>. Una storia d’amore e di poesia rivissuta attraverso l’epistolario dei due, in cui Celan si mostra soprattutto affannato per la sua scrittura e i riconoscimenti che ne attende, mentre Ingeborg è in perenne ambascia sentimentale e tenta tutte le vie per accedere al buio di quest’uomo tormentatissimo, tanto da entrare in relazione profonda anche con Gisèle, la moglie di lui. Un pezzo di storia anche culturale, non solo <em>una questione privata</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p><a href="http://isbf.it/node/585" target="_blank"></a><a href="http://isbf.it/node/585"><img class="alignleft" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/ceceri.jpg" alt="" width="117" height="182" /></a></p>
<p><a href="http://isbf.it/node/585" target="_blank">G. Schillaci, <em>L’anno delle ceneri, </em>Nutrimenti</a>. Il De Roberto del Duemiladieci: romanzo d’amore e di lotta che pare prettamente siciliano, ma racconta invece, con toni epici e una scansione cinematografica, la storia delle passioni sentimentali e civili e della resistenza ai mali storici e sociali.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1051"><img class="alignright" style="border:1px solid black;" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/9788875800888.jpg" alt="" width="131" height="184" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }@font-face {   font-family: "Tahoma"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }em {  }p { margin: 12pt 0cm; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --><a href="http://isbf.it/node/1051" target="_blank">G.M. Annovi, <em>Kamikaze e altre persone, </em>Transeuropa</a><em>. </em>La persona di Annovi (già in altro titolo dell’autore) è la postura della voce poetica di fronte alla minaccia planetaria della distruzione. Annovi tradisce se stesso e la propria lingua nelle autotraduzioni, parte integrante del testo: caso assai peculiare di bilinguismo e insieme di doppio sguardo sugli eventi del presente.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }@font-face {   font-family: "Tahoma"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }em {  }p { margin: 12pt 0cm; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1164" target="_blank"></a><a href="http://isbf.it/node/1164"><img class="alignleft" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/cover_0.jpg" alt="" width="130" height="184" /></a><a href="http://isbf.it/node/1164" target="_blank"></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1164" target="_blank">F. Arminio, <em>Cartoline dai morti</em><em>, </em>nottetempo</a>. La morte vista dai morti, vincendo l’impasse romanzesca per il narratore di raccontare la <em>propria</em> morte, come da riflessione benjaminiana. Ogni cartolina, in prima persona, è invece un momento di riscatto per queste vite consegnate alla mediocrità dei paesi, che trovano proprio nell’insensato di una fine banale e qualunque l’ unica ragione per essere ricordate.</p>
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<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }@font-face {   font-family: "Tahoma"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }em {  }p { margin: 12pt 0cm; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --> <!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }@font-face {   font-family: "Tahoma"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }p { margin: 12pt 0cm; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1111" target="_blank">T. Pincio, <em>Lo spazio sfinito</em><em>, </em>minimum fax</a>. Ristampa di uno dei libri culto d<a href="http://isbf.it/node/1111" target="_blank"><img class="alignright" title="Lo spazio sfinito" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/copertina.png" alt="" width="196" height="227" /></a>ella generazione nata negli anni Settanta: Pincio è modello di stile e di immaginario, il suo libro a distanza di dieci anni fa rimpiangere la stagione della sperimentazione che non rinunciava alla narrazione distesa e compiuta. L’amore improbabile tra il collaudatore di spazi pubblicitari interstellari e la svampita commessa di una libreria con le fattezze di Marilyn è l’amore virtuale (e attualissimo) di individui che non possono riconoscersi, ma solo desiderarsi a distanza e nell’impossibilità dell’ incontro reale.</p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1222" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/cover_25.jpg" alt="" width="126" height="178" /></a></p>
<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }@font-face {   font-family: "Tahoma"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }p { margin: 12pt 0cm; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }ol { margin-bottom: 0cm; }ul { margin-bottom: 0cm; } --></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1222" target="_blank">Matteo Nucci, <em>Sono comuni le cose degli amici</em>, Ponte alle grazie</a>. Un romanzo di lutto e d’amore scritto con “leggerezza apparente”: i riti e le consuetudini della coppia e della famiglia borghese protagonista, da preservare non nonostante ma proprio in virtù dell’emergenza emotiva, diventano in realtà occasione per misurare la tenuta e la resistenza delle forme di vita associata (l’autore è un filosofo e il titolo è platonico), con finale non scontato.</p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/137"><img class="alignright" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/adorazione_big_0.jpg" alt="" width="136" height="200" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/137" target="_blank">Raffaella D’Elia, <em>Adorazione</em>, EdiLet</a>. Una voce assolutamente inedita, che non segue le forme dominanti della narrazione romanzesca e sceglie la via dell’ “adorazione” dei classici contemporanei, da <em>Capriccio Italiano</em> di Edoardo Sanguineti al <em>Grande Vetro </em>di Duchamp, con una serie di saggi in soggettiva, o di racconti a tema, tra sindrome di Stendhal e straniamento critico.</p>
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<p><!-- @font-face {   font-family: "Times New Roman"; }@font-face {   font-family: "Tahoma"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }p { margin: 12pt 0cm; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }ol { margin-bottom: 0cm; }ul { margin-bottom: 0cm; } --></p>
<p><a href="http://isbf.it/node/1220"><img class="alignleft" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/cover_24.jpg" alt="" width="133" height="194" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/1220" target="_blank">Giulio Ferroni, <em>La passion predominante</em>, Liguori</a>. Narrazione autobiografica della nascita della passione per la letteratura in uno dei nostri critici e docenti universitari più noti: i grandi capolavori come strumento di conoscenza e di mappatura del mondo, a confronto con l’attuale mercificazione letteraria e il degrado degli istituti della formazione e della promozione editoriale. Un libro per discutere, arrabbiarsi e, soprattutto, riappassionarsi.</p>
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<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1429/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1429&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Recensione: Hans Henny Jahnn &#8211; &#8220;13 storie inospitali&#8221;</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/01/19/recensione-hans-henny-jahnn-13-storie-inospitali/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 15:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://slowbookfarm.wordpress.com/?p=1415</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Le storie inospitali di Jahnn&#8221; di Marco Rovelli Hans Henny Jahnn, 13 storie inospitali, Lavieri. L’editore Lavieri ci ha dato un altro libro nella sua preziosa collana Arno:  13 storie inospitali di Hans Henny Jahnn, per la traduzione di Elisa Perotti.  Scrittore tedesco della prima metà del novecento, molto poco conosciuto (basta vedere quante poche occorrenze su [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1415&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;"><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/"><img class="alignleft" src="http://static7.nazioneindiana.com/wp-content/2009/12/Nazione_Indiana_logotipo.png" alt="" width="210" height="210" /></a>&#8220;Le storie inospitali di Jahnn&#8221;</h3>
<p style="text-align:justify;">di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Hans Henny Jahnn, </strong><em><a href="http://isbf.it/node/1101" target="_blank">13 storie inospitali</a>, </em>Lavieri.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L’editore Lavieri ci ha dato un altro libro nella sua preziosa collana Arno:  <em><a href="http://isbf.it/node/1101" target="_blank">13 storie inospitali </a></em><a href="http://isbf.it/node/1101" target="_blank">di <strong>Hans Henny Jahnn</strong></a>, per la traduzione di Elisa Perotti.  Scrittore tedesco della prima metà del novecento, molto poco conosciuto (basta vedere quante poche occorrenze su google…). Con le tredici storie di questo libro è come leggere fiabe. Pure e cristalline nella loro crudeltà. Storie stratificate, complesse, fitte di rimandi interni, e insieme lineari e godibilissime, grazie a una straordinaria raffinatezza psicologica.<span id="more-1415"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Fiabe che appartengono a una dimensione mitologica, sacra. Scrive Andrea Raos nella postfazione: “In un’interminabile, sconvolgente seduta di ipnosi narrativa, Jahnn raggiunge uno dei suoi vertici artistici e concettuali: la creazione perfettamente laica di uno spazio perfettamente sacro. Uno spazio cioè finalizzato alla sospensione del tempo e delle contingenze e simultaneamente rivolto al qui e ora, all’umanissimo bisogno di far toccare terra al dolore perché se ne scarichi e diffonda la potenza tragica”. Un vertice raggiunto forse nella storia, la prima del libro, dello sterminato e visionario amore di Ragna, santa folle e puttana.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignright" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/copertina_27.jpg" alt="" width="155" height="230" />Ma è il racconto “L’orologiaio“ che svela e dispiega il senso ultimo del “discorso” di Jahnn, e del senso della sua scrittura.E’infatti messo in scena l’artificio che sostiene il tempo, che lo fa essere, che ne è la condizione di possibilità. E’ necessario uno spazio altro (fuori dal tempo) per sostenere un tempo all’interno del quale i “cuori” continuino a battere. L’artificio, allora, è la condizione di possibilità della natura umana.</p>
<p style="text-align:justify;">La scrittura, il racconto di storie “fuori dal tempo” è un’interminabile, ricorsiva, rituale, ipnotica narrazione senza la quale il mondo non avrebbe più sostegno (come fosse un mantra che non dev’essere interrotto pena la fine del tempo, del mondo). I racconti, che Jahnn <em>deve</em> scrivere, sono l’architrave del mondo. La sua letteratura, dunque, mitologia.</p>
<p style="text-align:justify;"><em> <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/le-storie-inospitali-di-jahnn/" target="_blank">Nazione indiana</a>, </em>17/01/2011<em>.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1415/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1415/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1415/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1415&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Assaggi: Paolo Zanotti &#8211; &#8220;Bambini bonsai&#8221;</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/01/13/assaggi-paolo-zanotti-bambini-bonsai/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://slowbookfarm.wordpress.com/?p=1407</guid>
		<description><![CDATA[﻿﻿Paolo Zanotti, Bambini bonsai, Ponte alle Grazie. Sofia, so che ormai è tardi. È finita l’infanzia, sono passate le tempeste. Eppure mi sorprendo sempre a tornare a quegli anni, testardo come un’ape che batte i campi verso l’arnia lontana e insieme soffocato da uno di quei sensi di colpa enormi, completi come mondi, che si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1407&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>﻿﻿Paolo Zanotti</strong>, <em><a href="http://isbf.it/node/742" target="_blank">Bambini bonsai</a></em>, Ponte alle Grazie.</p>
<p style="text-align:justify;">Sofia, so che ormai è tardi. È finita l’infanzia, sono passate le tempeste. Eppure mi sorprendo sempre a tornare a quegli anni,<a href="http://isbf.it/node/742"><img class="alignright" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/bambini%20bonsai.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a> testardo come un’ape che batte i campi verso l’arnia lontana e insieme soffocato da uno di quei sensi di colpa enormi, completi come mondi, che si possono provare solo da bambini.<br />
È tardi, ma vorrei comunque provare a spiegarti quel che è successo allora, quando il cielo era diverso, allora, quando, almeno per un istante, abbiamo avuto la fortuna di abitare lo stesso tempo, di vivere la stessa pioggia. Tu nella tua gabbia protetta, io disperso nei vicoli inondati, confuso tra i fantasmi ma bene attento a raccogliere tutti i segnali che mi lanciavi dal tuo sonno: un giocattolo, un disegno, la carta di una merendina o anche solo un pianto registrato. Per decifrarli ci voleva una gran pratica della lingua disarticolata dell’infanzia.<span id="more-1407"></span><br />
Ti racconterò i tempi della pioggia, a te che li hai conosciuti solo a stento, nella tua infanzia intermittente di bambina prigioniera. Evocherò per te l’attimo sospeso in cui, dopo mesi e mesi di calura rognosa, apocalittica, omicida, l’afa raggiungeva il suo picco, il tempo era immobile, il corpo si scioglieva: il big bang era vicino, lo si poteva toccare. Ti spiegherò come, dopo il primo scroscio, noi bambini ci riunivamo in bande. Non c’era bisogno di conoscersi prima né di vestire la stessa livrea: un istinto simile a quello degli uccelli migratori avrebbe indirizzato pure noi. È per questo che aspettavamo in trepidazione i giorni della pioggia, il momento in cui i cieli normali, gialli e roventi, venivano assaltati, sbranati da venti veloci come manguste. Mesi senza fine spesi davanti a schermi nozionistici o a cercare di salvare la pelle per strada trovavano la loro redenzione in quei tifoni improvvisi che avevano costretto gli adulti ad abbandonare ogni forma di calendario, a considerarli come lunghe notti che loro non sapevano né potevano affrontare. Si ritiravano in una stanza buia come animali spaventati dalla fiaccola e, per proteggersi, si tenevano stretti a chioccia, e se non si addormentavano spesso li sentivamo piagnucolare.<br />
Temevano la pioggia come si teme l’uomo nero. Una paura che noi non ci sforzavamo nemmeno di capire: per noi la pioggia era l’avventura, la pioggia era la vita vera. Ma forse era proprio di questo che gli adulti avevano paura. Paura di un sovvertimento ricorrente ma imprevedibile, paura di noi bambini, che della pioggia eravamo i girini prediletti, i topi di quel formaggio. Nella pioggia noi avremmo governato città abbandonate, reinventato le regole dell’amicizia, in qualche caso liberato principesse prigioniere scoprendo troppo tardi che c’è sempre un pegno da pagare.<br />
Oggi di quel mondo non è rimasto nulla. Se alzo gli occhi vedo un cielo nuovo, senza nuvole, che sembra liscio e dolce mentre in realtà è elettrico e teso come la diffidenza dei gatti. La grande serra che avvolge il territorio e ci ripara dagli assalti del clima ama travestirsi da cielo primaverile. Il risultato non è nemmeno così brutto, forse è necessario, o forse è solo la conseguenza del desiderio adulto di far finta che fuori dalla serra ci sia ancora un sentiero, e poi un’altra città, e ancora il mare, barchette, coste, promontori. E sopra un cielo azzurro. Mentre si sa che fuori è un inferno, e oltre tutto a causa dell’anidride solforosa che hanno liberato nell’atmosfera per provare a raffreddarla il cielo è ormai bianchiccio, un cielo fantasma.<br />
Chissà se è vero. Mi viene sempre più spesso il dubbio (ogni giorno, sotto la volta, attendendo un treno che non passerà mai) di ritrovarmi prigioniero come lo eri tu allora, del tutto ignaro del mondo più violento e vivo che mi scorre accanto. Chissà che non sia là che dovrei ritrovare il tuo vero ricordo, scavalcando la presunzione degli adulti, le loro stupidissime buone idee, sfidando i confini per squarciare il cielo. O forse – forse che ne avrei paura anch’io adesso che quel tempo e quel clima non esistono più, adesso che sono anch’io un adulto?<br />
Magari mi illudo, ma mi dico che io non ne avrei paura, che ne ho anzi solo nostalgia. Perché vedi, Sofia, il punto è che quando guardo troppo a lungo questo cielo finto ripenso a quello vecchio, al nostro, e allora le ossa sono scosse da brividi, i denti cominciano a far male. Un dottore mi direbbe che è solo il clima, che è normale che i nostri corpi continuino a patire i mutamenti dell’esterno, che è un’illusione pensare che una barriera di azzurro simulato basti a proteggerci dagli sconquassi che avvengono là fuori. Sarà, ma io penso invece che sia colpa dei ricordi: il sudore delle corse lungo le spiagge morte, i labirinti di lenzuola calcinate dal sole, i canti che s’innalzano al tramonto lungo il perimetro dell’agglomerato, la città vecchia in cui, finalmente libera, mi attendi presso un incrocio qualsiasi, acquattata contro un muro per ripararti dalla pioggia.</p>
<p style="text-align:justify;">2.</p>
<p style="text-align:justify;">La città-mondo della mia infanzia somigliava a un grumo edilizio malleabile, teso allo spasimo per ricalcare l’arco del golfo che va dalla Francia fino al porto della Spezia. Genova, città lunga lunga e sottilissima come l’ambizione di un serpente.<br />
Quando ero solo un lattante minuscolo, tutto preso a sognare la migrazione delle anguille e la riconciliazione dei lupi e degli agnelli, una volta mi sono imbattuto in un programma-natura sull’antico golfo di Genova, ed è in quell’occasione che si è precisata (tutti ne abbiamo un certo numero) la mia prima immagine del paradiso. Lo schermo mi mostrava un golfo-giardino dove il mare si tratteneva dal mordere la terra, dove i monti erano tondi e la mezzacosta un’armonia di ville, valli e coltivazioni sospese (rose, violacciocche, ulivi, elencava con puntiglio il programma-natura). Più in alto, nei boschi, era ancora possibile incappare nella volpe e nel falco, nel cinghiale e persino nella pericolosa vipera.<br />
Tutto questo era esistito prima, molto prima che il clima cambiasse, i monti si sbriciolassero e gli animali, all’inizio lentamente poi con una singola grande morìa, scomparissero lasciandosi alle spalle stormi e mandrie di fantasmi, nostalgie luminose quanto costellazioni (ariete, cancro, leone, pesci, capricorno), immagini residuali che ora continuano a intrecciare i loro nidi e a scavare le loro tane nel fitto dei nostri discorsi.<br />
La datazione dei programmi-natura non era troppo chiara. Io sapevo che il grande mutamento era avvenuto prima della mia nascita, quasi certamente prima della nascita di mio padre, ma c’era anche chi diceva secoli, millenni, per non parlare di quelli che, giurando al cielo e sputando in terra, ti assicuravano che i programmi-natura erano solo frottole, finzioni, passatempi, perché suvvia, come si faceva a credere che il paradiso in terra fosse esistito veramente? Come si faceva a credere che là, dove i panni stesi s’incendiavano e nell’acqua salata allungavano le loro radici le mangrovie, avesse danzato un tempo un intero corpo di ballo di viti e di garofani?<br />
Sì, d’accordo. Lo so anch’io che il più delle volte era difficile credere a tutto ciò che gli archivi senza fondo dei programmi-natura contenevano. Ma indipendentemente dal fatto che io ci credessi, con tutta la testardaggine dell’infanzia ci credessi, quel che più importa (e che è vero, e che è innegabile) è altro. Voglio dire il fatto che, rispetto a quello che avevo visto nel programma-natura, il territorio del golfo si fosse assottigliato. Solo così poteva aver avuto origine una città come quella in cui mi era toccato in sorte di crescere: solo da un equilibrio paradisiaco tra monti e mare, che poi si era spezzato. Il mare si era alzato, le valli e i monti, percossi dalle piogge, erano smottati, così che insieme, dal basso e dall’alto, avevano stretto in una morsa la materia della città, che era sgusciata via, scartata di lato come argilla quando provi a schiacciarla nella mano, aveva colmato ogni radura, si era raccordata con gli altri centri abitati ed era diventata un’unica città, una città serpente da dove il sole nasce incandescente fino a dove per qualche ora muore.<br />
Il risultato è che su un mare non più azzurro, non più laccato, non più invitante era sorta una serie ininterrotta di facciate di edifici arrampicati gli uni sopra gli altri come in un ecosistema tropicale: palazzoni di venti-trenta piani multicolori e altri, più piccoli, incastrati negli interstizi come tessere minute che compattano il mosaico. Una muraglia altissima, interminabile, talmente fitta da sembrare un fondale dipinto. In basso le finestre arrivavano a filo d’acqua, ed era questo l’unico indizio dell’esistenza della parte sommersa, di quella città che era stata perduta per sempre, nemmeno più visibile. Il mare si era infatti trasformato in una superficie oleosa, una lastra di ossidiana impermeabile agli sguardi e interrotta soltanto, qua e là, da pastoie di alghe orrende, banchine di poliestere indolenti come ippopotami, piccoli scogli bianchi che erano in realtà il residuo calcareo di barriere coralline ormai defunte, come ce ne sono tante in tutti i mari del mondo. In cima, invece, la città era coronata da una stratificazione più recente di palazzi di cristallo grandi come l’incrocio di un elefante con una balenottera.<br />
Solo in un punto, in un unico punto, la compattezza dei palazzi veniva meno, e là il puzzle serratissimo lasciava il posto a una specie di colata ribollente, ricordo dello smottamento dei monti e cicatrice di torrente in piena, che rompeva la muraglia delle case e sembrava voler raggiungere il mare, gli scheletri dei coralli, la città perduta.<br />
È là che sono cresciuto. Alle spalle della muraglia di palazzi, in un’ansa desolata tra la colata di fango e rocce e le spire della città serpente.</p>
<p style="text-align:justify;"><em><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/06/28/bambini-bonsai/" target="_blank">Nazione Indiana</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1407/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1407&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Recensione: Antonio Franchini &#8211; &#8220;Signore delle lacrime&#8221;</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/01/12/recensione-antonio-franchini-signore-delle-lacrime/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 07:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Barbara Greggio Antonio Franchini, Signore delle lacrime, Marsilio. Il viaggio dell’io narrante assume i contorni di una peregrinazione verso l’interno, nella parte più intima dell’uomo – fatta di memoria e passato – più che di un’esplorazione scientifica dei luoghi raggiunti. Dai ghat di Benares, le pire funerarie dove chi ha abbastanza soldi per pagarsi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1397&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Barbara Greggio</strong></p>
<p><strong>Antonio Franchini</strong>,<em> <a href="http://isbf.it/node/784" target="_blank">Signore delle lacrime</a></em>, Marsilio.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/784"><img class="alignleft" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/signore%20lacrime.jpg" alt="" width="200" height="328" /></a>Il viaggio dell’io narrante assume i contorni di una peregrinazione verso l’interno, nella parte più intima dell’uomo – fatta di memoria e passato – più che di un’esplorazione scientifica dei luoghi raggiunti. Dai ghat di Benares, le pire funerarie dove chi ha abbastanza soldi per pagarsi la legna da ardere brucia il corpo fino a divenire cenere da sciogliere nel Gange, si passa d’istinto agli scoli dell’infanzia, fatti per essere saltati, risaliti o attraversati.</p>
<p style="text-align:justify;">La morte è meno dolorosa da affrontare, se vista da fuori, in uno spazio in cui non si è soli. L’odore dei corpi che bruciano crea sbigottimento, perché non nauseabondo, come di carne arrostita. I mendicanti che racimolano poche rupie si fanno testimoni di una riflessione intima e silenziosa, di rimandi temporali che solo il lettore ha il privilegio di cogliere.<span id="more-1397"></span><br />
Il parallelismo tra mondo occidentale e cultura induista prende corpo nei ricordi di una vita trascorsa nell’agio, eppure tormentata da <em>inezie che non si raddrizzano</em>. Piccole imperfezioni che all’apparenza si fermano alla mancanza di manualità, ma che, ad una lettura più attenta, si ritrovano anche nel dubbio di una fede tralasciata, dimenticata in un’era lontana della vita, e tornata d’un tratto a colpire.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo studio di Sìva, divinità che tutto crea e tutto distrugge, lo yogin asceta capace di amare una donna, ininterrottamente, per diecimila anni, permette all’autore di guardare con spirito critico alle proprie scelte, ad un’esistenza che fatica a trovare consolazione in un bilancio puramente statistico. La probabilità della morte lo coglie di sorpresa, come una fitta, un’urgenza di liberazione, lungo il trekking che lo porterà ad Har Ki Dun. Se la morte dovesse portarselo via lì, su quel pezzo di terra umido e coperto di neve, cosa resterebbe della sua esperienza da tramandare ai figli?</p>
<p style="text-align:justify;">La figura del padre assume un duplice significato nell’immaginario dialogo che l’autore fa con la sua giovane prole. Ricorda i tempi in cui lui non era ancora padre, e da figlio osservava l’afasia del genitore, costretto nel contegno di un’epoca passata, privato della capacità di parlare liberamente con il figlio, eppure volenteroso di condividere con lui anche solo un gesto. <em>Spesso è per fare gesti minimi che ci vuole una forza grande.</em> E così, in assenza di parole programmate, meglio lasciarsi guidare da un’ispirazione, che certo è <em>più appagante di mille confuse volizioni, perché è una cosa sicura, un possesso.</em></p>
<p style="text-align:justify;">A cinquant’anni tutto assume un peso differente, la morte – su cui da ragazzi si discuteva con le parole grevi della letteratura classica – lascia senza fiato e senza pensieri, quando arriva senza avviso. Claudio, l’amico fraterno del protagonista, muore in silenzio, lontano dalla compassione degli amici. <em>Non provavo niente. A una certa età le reazioni rallentano come il decorso delle malattie.</em> Come combattere l’impotenza?</p>
<p style="text-align:justify;">Osando. Mandando in frantumi le mille inibizioni che il pudore ha creato negli anni. La discesa del Gange in canoa diventa liberazione da infrastrutture pesanti, urla lanciate contro il fragore dell’acqua, immerso nel rumore che tutto attutisce e tutto esalta. Anche le parole appaiono più libere, dopo questo episodio. Il <em>pudore</em> cede il posto allo<em>stupore.</em> La vita è insieme tutto e il suo contrario, proprio come Sìva, Signore delle lacrime, è <em>Colui che fa piangere, ma anche Colui che piange.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><a href="http://www.sulromanzo.it/2010/09/signore-delle-lacrime-di-antonio.html" target="_blank">SUL ROMANZO</a>, </em>18/9/2010.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1397/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1397&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Video: Intervista a Fabio Guarnaccia &#8211; &#8220;Più leggero dell&#8217;aria&#8221;</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/01/05/video-fabio-guarnaccia-piu-leggero-dellaria/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 06:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Fabio Guarnaccia, Più leggero dell&#8217;aria, Transeuropa Edizioni<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1389&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fabio Guarnaccia</strong>, <em><a href="http://isbf.it/node/1058" target="_blank">Più leggero dell&#8217;aria</a></em>, Transeuropa Edizioni</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/01/05/video-fabio-guarnaccia-piu-leggero-dellaria/"><img src="http://img.youtube.com/vi/718LYXLPNn4/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/slowbookfarm.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/slowbookfarm.wordpress.com/1389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/slowbookfarm.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/slowbookfarm.wordpress.com/1389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/slowbookfarm.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/slowbookfarm.wordpress.com/1389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/slowbookfarm.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/slowbookfarm.wordpress.com/1389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/slowbookfarm.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/slowbookfarm.wordpress.com/1389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/slowbookfarm.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/slowbookfarm.wordpress.com/1389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/slowbookfarm.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/slowbookfarm.wordpress.com/1389/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1389&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Recensione: Paul Goma &#8211; &#8220;L&#8217;arte della fuga&#8221;</title>
		<link>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/01/03/recensione-paul-goma-larte-della-fuga/</link>
		<comments>http://slowbookfarm.wordpress.com/2011/01/03/recensione-paul-goma-larte-della-fuga/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 10:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>slowbookfarm</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Raul Perchet Paul Goma, L&#8217;arte della fuga, Voland Per un romanzo polifonico come questo, un titolo così, allusivo e bachiano quanto basta, è certamente adatto. Peccato che non renda &#8211; non possa rendere &#8211; alla perfezione il titolo originale, che in italiano suonerebbe “L’arte della ri-fuga”: perché qui, più che la semplice fuga, è la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=slowbookfarm.wordpress.com&amp;blog=12537278&amp;post=1371&amp;subd=slowbookfarm&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">di <strong>Raul Perchet</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Paul Goma</strong>, <em><a href="http://isbf.it/node/901" target="_blank">L&#8217;arte della fuga</a>, </em>Voland</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://isbf.it/node/901"><img class="alignleft" src="http://isbf.it/sites/default/files/imagecache/product_full/Arte%20della%20fuga%20300%20.jpg" alt="" width="194" height="279" /></a>Per un romanzo polifonico come questo, un titolo così, allusivo e bachiano quanto basta, è certamente adatto. Peccato che non renda &#8211; non possa rendere &#8211; alla perfezione il titolo originale, che in italiano suonerebbe “L’arte della ri-fuga”: perché qui, più che la semplice fuga, è la sua reiterazione a scatenare gli effetti comici e satirici e a determinare nel lettore la consapevolezza dell’enormità di quel delitto collettivo che chiamiamo Storia.</p>
<p style="text-align:justify;">Goma scrive un romanzo di formazione sui generis, con un bambino protagonista &#8211; figlio unico di una coppia di insegnanti &#8211; che racconta gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza a partire dal 1944, quando l’intera famiglia deve lasciare la Bessarabia e rifugiarsi in Transilvania. <span id="more-1371"></span>Qui inizia un lungo calvario, nel quale il perpetuo trasloco diventa in qualche modo sinonimo di sopravvivenza. Finché si trasloca, si vive, sembra dirci Goma; e non è un caso che il romanzo si chiuda “in minore” nel momento in cui &#8211; con i genitori prelevati dal nuovo regime comunista senza motivo e reclusi in carcere &#8211; il protagonista non ha più alcun posto dove andare, dove proseguire la sua peregrinazione.</p>
<div style="text-align:justify;">
<div>
<div>
<p>Goma ci racconta l’odissea dei suoi personaggi usando un linguaggio mai statico e ripetitivo, ma anzi ricco di invenzioni lessicali, proverbi stravolti, giochi di parole: soprattutto nei primi capitoli, quelli della scoperta del mondo e delle sue misteriose incongruenze. Evolve, questo linguaggio, gradatamente, misurandosi con la crescita del protagonista e facendoci intuire, col passare dei capitoli, come in lui si nasconda un adulto che le circostanze hanno precocemente maturato. E cosa ci dice, questo bambino troppo adulto e consapevole? Ci rivela come la fuga, a forza di ripeterla da un paese all’altro, da una repressione all’altra, da una follia collettiva all’altra, possa costituirsi come “fatto” artistico, come tessitura su cui costruire un capolavoro.</p>
<div>Pubblicato su<em> <a href="http://www.satisfiction.it/details.php?id=135&amp;t=2" target="_blank">Satisfiction</a>.</em></div>
<div>
<p><span style="font-style:italic;"> </span></p>
</div>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
</div>
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